Relaciones de causas

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Le relaciones de causas erano relazioni annuali o periodiche inviate dai tribunali dell’Inquisizione spagnola al Consiglio della Suprema per rendere conto dei processi di fede conclusi. Distinte dalle relaciones de presos e dalle relaciones de causas pendientes, contenevano elenchi di imputati con l’indicazione dei delitti, delle pene e dei dati personali. Le prime, risalenti agli anni Quaranta del Cinquecento, riguardavano quasi esclusivamente gli autos de fe; a partire dal 1561 assunsero un formato uniforme, con riassunti più analitici delle cause e cenni alle procedure (date di arresto, interrogatori, tortura, sentenza).

Prodotte regolarmente sino alla metà del Seicento, costituirono uno strumento di controllo amministrativo della Suprema e un canale di comunicazione tra i tribunali periferici e l’autorità centrale. Dal Settecento caddero in disuso, sostituite dalle alegaciones fiscales. Restano una fonte essenziale per la ricostruzione quantitativa e prosopografica dell’attività inquisitoriale.

Bibliografia minima

  • Gustav Henningsen, The Database of the Spanish Inquisition. The “relaciones de causas”-project revisited, in Heinz Monhaupt, Dieter Simon (a cura di), Vorträge zur Justizforschung. Geschichte und Theorie, t. II, Vittorio Klostermann, Frankfurt a.M. 1993, pp. 43-85.
  • Jaime Contreras, Gustav Henningsen, Forty-four thousand cases of the Spanish Inquisition (1540-1700), in Gustav Henningsen, John Tedeschi (a cura di), The Inquisition in Early Modern Europe, Northern Illinois University Press, Dekalb 1986, pp. 100-129.
  • Jean-Pierre Dedieu, Classer les causes de foi : quelques réflexions, in Andrea Del Col, Giovanna Paolin (a cura di), L’Inquisizione romana in Italia nell’età moderna, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, Roma 1991, pp. 313-332.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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