Vittrice, Pietro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pietro Vittrice, o Vittrici (Parma ?, 1509 circa – Roma, 26 marzo 1600), ha svolto le funzioni di maggiordomo e guardarobiere di Gregorio XIII Boncompagni, di cui era già stato familiare ai tempi del cardinalato. Amico e penitente di Filippo Neri fin dal principio del 1560, è stato forse il primo a ottenere il diritto di patronato di una cappella della Chiesa Nuova, quella della Pietà, trasferito alla sua morte al nipote Girolamo, da lui preferito a un figlio illegittimo come erede universale dei suoi beni. Proprio a Girolamo Vittrice si deve la committenza della Deposizione di Cristo del Caravaggio, fatta eseguire in memoria dello zio e collocata entro il 6 settembre 1604 nella cappella di famiglia alla Vallicella.

Biografia

Originario di Parma, ma romano d’adozione, Pietro Vittrice poteva vantare nobili origini. La sua nascita si può collocare intorno al 1509, se si presta fede al verbale della deposizione resa il 23 agosto 1595 al processo di canonizzazione per Filippo Neri, quando fu registrato da un segretario come «filius Leonini Victricis et dominae Augustinae coniugum, parmensis, aetatis annorum octuaginta sex in circa»1. Se però la testimonianza dell’agiografo Antonio Gallonio è veritiera, doveva avere circa novantadue anni all’atto della sua comparizione al processo e pertanto la data di nascita andrebbe anticipata al 15032. Bene inserito nell’ambiente della corte pontificia, la consuetudine con Ugo Boncompagni era di vecchia data e risaliva agli anni del cardinalato, quando come suo familiare occupava dal 1565 il palazzo del Duca di Urbino, residenza cardinalizia del futuro pontefice, situato nell’area in cui sorge l’attuale palazzo Doria Pamphili. In seguito Pietro Vittrice ricoprì l’incarico di «cameriere secreto et guardarobba di sua santità», che aveva assunto il nome di Gregorio XIII, la cui elezione al soglio pontificio fu votata il 13 maggio 1572 al termine di un conclave durato meno di ventiquattr’ore e fortemente voluta dal partito filospagnolo3.
La frequentazione di padre Filippo poteva dirsi ancora più antica e risaliva agli inizi del 1560, quando Neri aveva già dato vita all’Oratorio con gli esercizi spirituali e le sue pratiche devote. Nello scenario “eroico” di San Girolamo della Carità, Pietro Vittrice iniziò a confessarsi da lui «tre volte la settimana: la domenica, il mercordì et il venerdì» e inoltre, «in quel principio, un giorno andavamo alle Sette Chiese a piede et ci era gente assai»4. In una manciata di lettere viene ricordato dal barnabita Tito degli Alessi come figlio spirituale di Filippo Neri5. Negli ambienti curiali correva voce che Pietro Vittrice, da «grande amico di Filippo», con cui andava sovente in cocchio per Roma, non perdeva mai occasione di favorire la «simpatia del papa per l’Oratorio»6. Il guardarobiere pontificio si riteneva per giunta miracolato da padre Filippo, che al tempo di San Girolamo lo aveva guarito da una brutta malattia, e ciò bastava per renderlo riconoscente a vita non solo al Neri, ma all’intera comunità filippina, proponendosi in diverse circostanze come tramite di speciali benevolenze riservate dal pontefice alla Congregazione dell’Oratorio: «Et so, che papa Gegorio XIII lo stimava assai, perché il signor Pietro Vittrice, quale era guardarobba di sua santità, mi disse che haveva raccontato al detto papa il miracolo, ch’aveva fatto il beato Filippo, nella persona sua, con liberarlo da una infermità mortale, miracolosamente»7. Lo stesso Vittrice, enfatizzando una circostanza reale, aveva fornito un racconto in chiave agiografica del suo risanamento, che gli «parse un miracolo» e andrebbe collocato cronologicamente a partire dalla fine di dicembre del 1565 e, in ogni caso, prima del 13 maggio 1572, data dell’elezione di Ugo Boncompagni8.
A una persona di tutto rispetto come il guardaroba pontificio non si poteva negare un sacello per la sepoltura della famiglia e così il devoto Vittrice fu probabilmente il primo a chiedere e ottenere una cappella da dotare nella rinnovata chiesa di Santa Maria in Vallicella. La Congregazione gli assegnò il patronato della prima cappella disponibile, la seconda di destra dedicata alla Pietà, per la quale i pagamenti furono registrati a partire dal 15769. Il 13 giugno 1577, al fine di farla degnamente decorare, i padri della Chiesa Nuova gli riservarono l’altare privilegiato per i defunti, per il quale Pietro Vittrice fece subito realizzare «un quadro grande della Pietà con un papa Gregorio XIII in piedi»10. Tre anni dopo concordò con il governo dell’Oratorio una dotazione di mille scudi a titolo di patronato, di cui trecento da incassare per lascito testamentario dopo la sua morte11. Con un successivo atto di dotazione, disposto l’11 maggio 1587 dal notaio Francesco Morino e perfezionato il 18 maggio 1589, Vittrice promise un censo annuo di settantacinque scudi per il valore complessivo già convenuto12.
In questo periodo i padri dell’Oratorio stavano progettando un ampliamento della Chiesa Nuova e tra il 1586 e il 1588 avevano messo in cantiere l’arretramento delle cappelle laterali per consentire la creazione di due strette navate, in analogia con lo schema a loro familiare di San Giovanni dei Fiorentini13. Nel settembre del 1596 furono finalmente programmati i lavori di fondazione della nuova cappella della Pietà. In questo scorcio di tempo il preposito Angelo Velli – tra i discepoli vetustiores di padre Filippo e successore in questo ruolo di governo dello storico Cesare Baronio, a cui era subentrato il 7 giugno 1596 – rinnovò a Pietro Vittrice la richiesta di condividere il patronato della cappella con i Mareri Priorati, peraltro già avanzata da Giacomo Mareri nel 1591, che a loro volta necessitavano di un sacello per la sepoltura della famiglia, ricevendo in questa circostanza la disponibilità del guardarobiere pontificio14. Alla morte del Vittrice, avvenuta il 26 marzo 1600 nella residenza romana a via della Lungara, la nuova cappella della Pietà non era ancora stata realizzata. Ciò nonostante, il suo corpo fu trasferito e sepolto con tutti gli onori nella cappella filippina, che agli inizi del Seicento apparteneva ancora alla famiglia Vittrice15.

Girolamo Vittrice e il lascito dello zio Pietro

Pietro Vittrice aveva deciso di nominare come suo erede universale il nipote Girolamo, piuttosto che un figlio illegittimo di nome Annibale. Nel suo ultimo testamento, sottoscritto il 9 agosto 1599, l’anziano guardaroba pontificio fece in tempo a disporre la primogenitura a beneficio del nipote, eleggendo esecutori testamentari il cardinale Baronio, Fabrizio Massimo e l’avvocato Giovanni Battista de’ Rossi16. Girolamo Vittrice figurava nei ruoli curiali come «sottoguardaroba» di Clemente VIII Aldobrandini, carica che ricopriva dal 1591 forse per effetto di una precedente indicazione fornita dall’influente zio Pietro. Nel 1586 aveva sposato Orinzia Orsi, sorella del poeta Aurelio e del pittore Prospero, che da Giovanni Baglione fu definito «turcimanno» di Michelangelo Merisi, di cui fu grande amico17. Grazie alla sua solida rete di amicizie, Prospero Orsi svolse un ruolo significativo nell’ascesa romana del pittore lombardo e non fu estraneo alla decisione presa da Caravaggio di voler eseguire proprio per il cognato Girolamo i tre dipinti della Maddalena penitente, del Riposo durante la fuga in Egitto e della Buona ventura del Louvre, già ritenuti provenienti dalla ricca collezione Aldobrandini18.
Entro la data del 6 settembre 1604 Girolamo Vittrice collocò nella cappella della Pietà la Deposizione di Cristo nel sepolcro dipinta da Caravaggio19. Lo si ricava da un decreto risalente per l’appunto al 6 settembre 1604, in cui i padri dell’Oratorio stabilivano che al «nepote» di Pietro Vittrice si doveva consegnare il quadro della Pietà con Gregorio XIII fatto realizzare tempo prima dallo zio con la relativa cornice, poiché il legittimo erede, «di sua cortesia», aveva «fatto fare il quadro nuovo del Caravaggio»20. Negli intenti del committente questa pala d’altare voleva essere un omaggio alla memoria dello zio paterno, tant’è che nel volto di Nicodemo è stata vista la presenza di Pietro Vittrice21. La Deposizione caravaggesca aveva dunque sostituito nella cappella della Chiesa Nuova il vecchio dipinto con Gregorio XIII, che tuttavia fu consegnato al suo erede soltanto cinque anni più tardi22.
Sia pure riconoscenti a Vittrice senior per i favori ricevuti, i padri della Vallicella non avevano un buon concetto del nipote Girolamo, ritenuto dalla Congregazione poco affidabile e anche inadempiente rispetto agli accordi riguardanti la decorazione della cappella della Pietà di cui aveva ereditato il giuspatronato. La vertenza si trascinò stancamente per qualche anno, fino a quando il governo dell’Oratorio riuscì nell’intento di far decadere Girolamo Vittrice dalle sue prerogative di successore dello zio Pietro, lasciandogli tuttavia il diritto di sepoltura per sé e la famiglia, ma facendogli subentrare nel controverso patronato gli eredi di Giacomo Mareri e la vedova Isabella Priorati, penitente di Angelo Velli, forse già a partire dal 161123.

Fonti

  • Aringhi = [Paolo Aringhi et alii], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregazione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della detta Congregatione e da Altri, 2 v., edito e annotato da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018-2020 (i due volumi corrispondono alla prima delle tre parti dell’opera, che si conserva autografa nella Biblioteca Vallicelliana di Roma, mss. O 58, O 59, O 60).
  • Gallonio = Antonio Gallonio, Vita di San Filippo Neri, pubblicata per la prima volta nel 1601. Edizione critica a cura dell’Oratorio Secolare di S. Filippo Neri di Roma, a celebrazione del IV centenario della morte del Santo, con introduzione e note di Maria Teresa Bonadonna Russo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 1995.
  • Macioce = Stefania Macioce, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Fonti e documenti 1532-1724, Bozzi, Roma 2003 (III ed. ampliata: ivi, 2023).
  • Processo = Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963].
  • Valier = Agostino Valier, Il dialogo della gioia cristiana, testo latino, traduzione italiana e introduzione a cura di Antonio Cistellini, prefazione di Nello Vian, Editrice La Scuola, Brescia 1975.

Bibliografia

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  • Costanza Barbieri, Sofia Barchiesi, Daniele Ferrara, Santa Maria in Vallicella. Chiesa Nuova, Palombi, Roma 1995.
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  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989.
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  • Stefano Zen, Filippo Neri e le «historie ecclesiastiche» di Baronio, in Filippo Neri. Un santo dell’età moderna nel V centenario della nascita (1515-2015). Atti del Convegno di studi, Roma, Biblioteca Vallicelliana, 16-17 settembre 2015, a cura di Paola Paesano, Biblioteca Vallicelliana-Pliniana, Roma 2018, pp. 221-254.
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  • Alessandro Zuccari, La politica culturale dell’Oratorio romano nella seconda metà del Cinquecento, in Idem, Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, prefazione di Maurizio Calvesi, Skira, Ginevra-Milano 2011, pp. 19-83 [già in “Storia dell’arte”, 41-43, 1981, pp. 77-112].
  • Alessandro Zuccari, La cappella della Pietà alla Chiesa Nuova e i committenti del Caravaggio, in Idem, Caravaggio controluce, pp. 85-89 [già in “Storia dell’arte”, 47-49, 1983, pp. 53-56].
  • Alessandro Zuccari, Appendice [Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571-Porto Ercole 1610). Deposizione di Cristo nel sepolcro, olio su tela, cm 300 x 203, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana], in Idem, Caravaggio controluce, pp. 91-101 (con Aggiornamenti, pp. 97-101) [già in La regola e la fama. San Filippo Neri e l’arte. Catalogo della Mostra organizzata in occasione delle celebrazioni per il IV centenario della morte di S. Filippo Neri, Roma, Palazzo Venezia, ottobre-dicembre 1995, Electa, Milano 1995, pp. 530-532, scheda n. 89].

Voci correlate

Nota bene

Questa voce fa parte della sezione trasversale Oratorio e Congregazione oratoriana: storia, spiritualità, politica culturale, dedicata all’Oratorio sorto per iniziativa di Filippo Neri, che da libero sodalizio conobbe nell’arco di un quarto di secolo una sua graduale evoluzione fino alla sua istituzionalizzazione nel 1575 (quando papa Gregorio XIII decise per decreto di costituire la Congregazione oratoriana), con l’obiettivo di costruire un repertorio di voci inerente non soltanto ai padri e ai fratelli laici che entrarono stabilmente nell’Oratorio filippino, ma allargato significativamente alle opere prodotte e diffuse dall’operoso laboratorio oratoriano, ai luoghi della Congregazione, alle personalità più o meno note che si riconobbero nella sua politica culturale, partecipando attivamente alle varie iniziative promosse e in particolare agli esercizi spirituali, considerati il nucleo pulsante del programma filippino.

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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