Ruiz de Alcaraz, Pedro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pedro Ruiz de Alcaraz (Guadalajara, ca. 1480 – Toledo?, post 1534) fu uno dei primi protagonisti e teorici del movimento degli alumbrados castigliani. Figura di rilievo nello sviluppo del misticismo interiore spagnolo del primo Cinquecento, rappresentò il tramite tra l’esperienza religiosa dei conversos e le forme più tarde dello spiritualismo europeo.

Biografia

Nato a Guadalajara verso il 1480, in una famiglia di conversos, Pedro Ruiz de Alcaraz proveniva da un ambiente modesto ma colto: il padre era fornaio, il nonno paterno scriba, e alcuni fratelli lavoravano alla corte ducale dei Mendoza. Sposato e padre di numerosi figli, mostrò sin da giovane una notevole familiarità con la Bibbia e con la letteratura mistica (dal Pseudo Dionigi Areopagita a Tommaso da Kempis), pur non avendo ricevuto un’istruzione universitaria formale.
Tra il 1519 e il 1523 fu contador presso il marchese di Priego, e successivamente entrò al servizio di Diego López Pacheco, marchese di Villena, che lo invitò a stabilirsi a Escalona come predicatore laico. In quegli anni entrò in contatto con la beata Isabel de la Cruz, la cosiddetta “maestra di Guadalajara”, che ne divenne la guida spirituale e lo introdusse al nuovo linguaggio dell’interiorità religiosa.

Dottrina e attività religiosa

Seguendo l’insegnamento di Isabel de la Cruz, Alcaraz predicava la centralità dell’amor de Dios e l’abbandono interiore (dejamiento) alla volontà divina, contrapponendo l’orazione mentale agli atti esteriori di pietà.
Il nucleo della dottrina di Alcaraz ruotava attorno a un cristianesimo paolino e mistico, incentrato sull’esperienza interiore dell’amore divino. La sua frase più celebre, «el amor de Dios en el hombre es el mismo Dios», divenne il simbolo di una spiritualità radicalmente paolina, che esaltava la grazia e la libertà interiore dell’“uomo spirituale”.
Richiamandosi a 1 Cor. 2,15 – «L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» – Alcaraz affermava che il credente, guidato dallo Spirito, riceve da Dio una conoscenza diretta e inaccessibile al giudizio umano.
Nella sua predicazione contrapponeva l’orazione mentale e il raccoglimento interiore agli atti esteriori di pietà, che considerava “ataduras”, cioè ostacoli alla libera azione della grazia. La sua dottrina influenzò direttamente Juan de Valdés, destinato a divenire, a partire dal suo esilio napoletano, punto di riferimento degli spirituali italiani.

Processo e condanna

Nel 1524 l’Inquisizione di Toledo aprì contro di lui un processo per eresia. L’inquisitore Diego Ortiz de Angulo lo accusò di svalutare il libero arbitrio, di negare l’inferno, di ridicolizzare le immagini sacre e di non partecipare alla Messa.
Nel 1529 fu dichiarato “Hereje apóstata de nuestra sancta fe católica”, condannato al carcere perpetuo (cárcel perpetua) e alla pubblica fustigazione a Toledo, Guadalajara, Pastrana ed Escalona (luoghi della sua predicazione). Dopoun decennio di prigionia, ottenne la libertà con l’obbligo di risiedere a Toledo, dove probabilmente morì.
Nel 1524 l’Inquisizione di Toledo aprì contro di lui e Isabel de la Cruz un processo per “proposizioni eretiche e della setta degli alumbrados”. L’inquisitore Diego Ortiz de Angulo raccolse numerose accuse: rifiuto della preghiera vocale, negazione del libero arbitrio, disprezzo dei sacramenti e delle immagini sacre. Nel 1529 Alcaraz fu condannato come “Hereje apóstata de nuestra sancta fe católica” alla cárcel perpetua e alla pubblica fustigazione a Toledo, Guadalajara, Pastrana ed Escalona (dove aveva predicato).
Rimase in carcere circa dieci anni, ottenendo poi una fragile libertà condizionata a condurre una vita penitenziale. Si presume sia morto a Toledo, dove gli era stato imposto di risiedere.

Bibliografia essenziale

  • Maria Laura Giordano, Apologetas de la fe. Elites conversas entre Inquisición y patronazgo, Fundación Universitaria Española, Madrid 2004.
  • Angela Selke, Algunos datos nuevos sobre los primeros alumbrados. El edicto de 1525 y su relación con el proceso Alcaraz, in "Bulletin Hispanique", LIV, 1952, pp. 125-152.
  • Manuel Serrano y Sanz, Pedro Ruiz de Alcaraz, iluminado alcarreño del siglo XVI, in "Revista de Archivos, Bibliotecas y Museos", 7, 1903, pp. 1-16, 126-139.
  • Antonio Márquez, Los Alumbrados. Orígenes y filosofía (1525-1529), Taurus, Madrid 1980.
  • José C. Nieto, Juan de Valdés y los orígenes de la reforma en España e Italia, Fondo de Cultura Económica, Madrid 1979.
  • Stefania Pastore, Un’eresia spagnola. Spiritualità conversa, Alumbradismo e Inqusizione (1449-1559), Olschki, Firenze 2004.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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