Bari, Oriana

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


Oriana Bari, donna originaria di Pienza, è stata maga, maliarda e seduttrice, e fu perseguitata a più riprese dall'Inquisizione di Siena tra il 1634 e il 1650.

Di origini popolane, figlia di Girolamo Bari era nata a Pienza attorno al 1609 o poco prima. Amante di Alberto Luti, canonico e arciprete, nel 1623 si trasferì a Siena, sposando il sessantenne Socrate Grazzini. Si trattò di un matrimonio combinato da Luti, che, affascinato dalla bellezza della giovane donna, voleva tenersela come amante stabile, e che spinse Oriana a fingersi ossessa: in tal modo Luti poté continuare a frequentarla, con la scusa di esorcizzarla. In breve il marito Socrate Grazzini fu travolto dalla vicenda della finta possessione di Oriana, abbandonò casa sua e iniziò a mendicare. Nel 1625 Luti subì un processo da parte del vicario arcivescovile, essendo stata scoperta la sua relazione clandestina con Oriana, la quale iniziò a interessarsi di arti magiche e divinatorie e a frequentare gli ambienti nobiliari senesi, facendosi molti amanti. Nel 1633 il vecchio nobile Giulio Salvi, vedovo, invaghitosi di lei, decise di sposarla, cosa che produsse un enorme scandalo. Il matrimonio fu celebrato clandestinamente nel giugno 1633. Tra il 1634 e il 1635 la donna, da tempo attenzionata dall'Inquisizione, fu anche brevemente incarcerata. Nel 1636 Giulio Salvi, in conflitto con i figli di prime nozze che erano riusciti anche momentaneamente a farlo incarcerare per debiti, morì e da quel momento per l'affascinante e ambiziosa Oriana iniziò una parabola discendente. Negli anni successivi la donna, oltre a perseverare nelle pratiche divinatorie, cercò di accreditarsi come guaritrice di persone e animali. Questo contribuì a recarle la fama di strega e attrasse nuovamente su di lei le attenzioni dell'Inquisizione senese. Sottoposta dal 1648 a processo per stregoneria, l’ultimo atto noto della sua vicenda è un’istruzione del cardinale Francesco Barberini, segretario della Congregazione del Sant'Uffizio, diretta nel novembre 1650 all’Inquisizione di Siena, nella quale si ordina di sottoporre la donna alla tortura della fune per carpire da lei eventuali informazioni in più e quindi procedere alla farla abiurare de levi, impartendole di non praticare più come guaritrice.

Bibliografia

  • Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna 2005, pp. 279 sgg.
  • Erminio Jacona, Ai margini della stregoneria: una vicenda giudiziaria in Siena agli inizi del XVII secolo, con postfazione di Mario Ascheri, Tipografia Senese, Siena 1987.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2021

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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