Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Martín Antonio Del Río (Anversa, 17 maggio 1551 – Lovanio, 19 ottobre 1608) fu gesuita, teologo e filologo, noto soprattutto come autore delle Disquisitionum magicarum libri sex, uno dei più completi e diffusi trattati demonologici dell’Europa cattolica post-tridentina.
Proveniente da una famiglia spagnola stabilita nei Paesi Bassi (il padre castigliano, la madre aragonese), ricevette una formazione di alto livello nelle università di Parigi, Lovanio e Salamanca, dove ottenne il dottorato in diritto nel 1574. In questi anni si distinse anche per l’erudizione filologica, con commentari a Seneca, Solino e Claudiano, che suscitarono l’apprezzamento di Justus Lipsius. La sua carriera iniziale si svolse al servizio della monarchia spagnola: ricoprì incarichi amministrativi e politici sotto Don Giovanni d’Austria, fino a raggiungere la carica di vicecancelliere di Brabante.
Nel 1580 entrò nella Compagnia di Gesù a Valladolid. Da quel momento insegnò teologia in vari centri europei: Douai, Liegi, Lovanio, Graz e Magonza. Lovanio divenne il luogo principale della sua attività intellettuale, nonché il centro in cui emise la professione solenne (1600) e dove morì nel 1608, al termine di un estenuante viaggio di ritorno dalla Spagna.
La sua opera maggiore, le Disquisitiones magicarum libri sex, uscì a Lovanio tra il 1599 e il 1600 in tre volumi, con dedica al principe-vescovo di Liegi, e conobbe numerose ristampe a Magonza, Lione, Colonia e Venezia. L’opera fu concepita come una confutazione sistematica delle arti magiche e delle pratiche superstiziose, e come guida organica per confessori, inquisitori e giudici. La tesi di fondo è che ogni forma di magia, al di là delle sue apparenze naturali, poggi su un patto esplicito o implicito con il demonio, e che superstizione, eresia e magia vadano considerate manifestazioni dello stesso fenomeno di deviazione religiosa.
L’articolazione in sei libri riflette l’intento enciclopedico:
- Il primo definisce la superstizione e passa in rassegna le principali tipologie di magia, inclusa l’alchimia.
- Il secondo tratta della magia demoniaca, affrontando temi come i patti con il diavolo, i rapporti sessuali con incubi e succubi, la possibilità di generare figli da tali unioni, l’intervento degli spiriti maligni nell’evocazione dei morti.
- Il terzo, diviso in due sezioni, analizza la magia nociva (con attenzione alle streghe e agli effetti attribuiti ai malefici: malattie, incendi, raccolti distrutti) e una vasta gamma di pratiche superstiziose.
- Il quarto affronta il tema della profezia e della divinazione, distinguendo le rivelazioni autenticamente divine da quelle diaboliche o patologiche, e condannando l’uso di prove giudiziarie arbitrarie come l’ordalia dell’acqua.
- Il quinto si concentra sul ruolo dei giudici: modalità del processo, criteri probatori, limiti e legittimità della tortura. È qui che Del Rio ribadisce con forza il nesso tra eresia e stregoneria.
- Il sesto è rivolto ai confessori: tratta le strategie con cui le streghe avrebbero cercato di eludere la confessione delle proprie colpe e distingue i rimedi leciti dai rimedi superstiziosi, privilegiando i sacramenti, le reliquie, l’acqua benedetta, le preghiere e gli esorcismi.
Il trattato si segnala per la mole erudita e per la capacità di raccogliere e sistematizzare fonti classiche, patristiche, scolastiche e moderne. Ne è esempio il riferimento al processo del monaco benedettino Jean Del Vaulx (1597), accusato di malefici e patti col demonio, di cui Del Rio poté consultare gli atti e discutere con uno dei giudici, Pierre Dheure. Proprio questa capacità compilativa, priva di vaglio critico, rese le Disquisitiones una sorta di enciclopedia della magia e della stregoneria, destinata a esercitare un’influenza duratura.
L’opera consolidò la reputazione dell’autore come autorità in materia: nel 1601-1602 egli fu consultato nelle controversie bavaresi sulla repressione della stregoneria. Continuò a rivedere e ampliare i sei libri fino alla morte, accrescendone dimensioni e diffusione.
Nei secoli successivi le Disquisitiones furono al centro di critiche e polemiche. Girolamo Tartarotti le confutò nel Congresso notturno (1749), mentre Alessandro Manzoni le citò con sarcasmo nei Promessi sposi, definendo Del Rio autore “funesto”, la cui erudizione aveva provocato più vittime di una campagna militare. Nonostante tali giudizi, il trattato rimane un documento imprescindibile della cultura erudita gesuitica: monumentale nella sua ambizione di catalogare il mondo della magia, ma al tempo stesso emblema dei limiti metodologici della demonologia cattolica post-tridentina.
Bibliografia
- Julio Caro Baroja, El señor Inquisidor y otras vidas por oficio, Alianza, Madrid 1968.
- Martin Del Rio, Investigations into Magic, ed. e trad. a cura di P. G. Maxwell-Stuart, Manchester University Press, Manchester – New York 2000.
- Edda Fischer, Die “Disquisitionum magicarum libri sex” von Martin Delrio als gegenreformatorische Exempel-quelle, Johann Wolfgang Goethe-Universität, Hannover 1975.
- Petra Nagel, Die Bedeutung der “Disquisitionum magicarum libri sex” von Martin Delrio für das Verfahren in Hexenprozessen, Peter Lang, Frankfurt am Main 1995.
- Wayne Shumaker, Natural Magic and Modern Science: Four Treatises, 1590–1657, Center for Medieval and Early Renaissance Studies, State University of New York at Binghamton, Binghamton (NY) 1989.
- Werner Thomas, Martín Delrío and Justus Lipsius, in “Bulletin de l’Institut historique belge de Rome”, 68, 1998, pp. 45-66.
Testi on line
- In Canticum Canticorum Salomonis commentarius litteralis et catena mystica
- Disquisitionum magicarum libri sex
Links
- Scheda su Martín Antonio del Río sul sito Scholasticon.org
- Scheda su Martín Antonio del Río sul sito Symogih.org
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]