Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Magdalena de la Cruz (Aguilar de la Frontera, 1487 – Andújar, 1560) è stata una monaca clarissa spagnola, protagonista di uno dei più clamorosi casi di misticismo fraudolento e inganno religioso nella Spagna del Cinquecento.
Cenni biografici
Fin dalla fanciullezza affermò di avere visioni celesti e vivere esperienze soprannaturali. Stando alla sua stessa testimonianza, all’età di dodici anni avrebbe avuto il primo contatto con il demonio, dal quale avrebbe ricevuto poteri straordinari, quali la capacità di profetizzare e la comparsa di stimmate. Entrata diciassettenne nel monastero di Santa Isabel de los Ángeles di Córdoba, appartenente all’Ordine delle Clarisse, vi acquisì rapidamente un notevole prestigio, circondata da un’aura di santità che le assicurò l’ammirazione di esponenti di primo piano della Chiesa spagnola, fra i quali l’inquisitore generale Alonso Manrique e il teologo francescano Francisco de Osuna.
Eletta abbadessa per tre volte (1533, 1536 e 1539), Magdalena divenne una sorta di “santa viva” dell'epoca di Carlo V. La leggenda racconta che vivesse solo di Eucaristia, che restasse per giorni in estasi, che avesse il dono della profezia e che il suo corpo fosse insensibile al dolore. La sua fama raggiunse perfino la corte: nel 1527 il neonato principe Filippo (il futuro Filippo II) fu avvolto in una veste benedetta da lei in occasione del battesimo.
Tuttavia, all’interno del convento cominciarono presto a sorgere sospetti. Alcune consorelle, irritate dal suo dominio e dalla gestione arbitraria delle offerte e delle elemosine, iniziarono a sorvegliarla segretamente. Nel 1542 la caduta in disgrazia di Magdalena, non rieletta priora, offrì l’occasione per denunciarla. Si scoprì che si nutriva in segreto, nonostante avesse dichiarato di vivere unicamente di comunione.
Nel 1544 il suo caso fu attenzionato dell’Inquisizione di Córdoba. Malata e atterrita, la monaca confessò di aver simulato i fenomeni mistici e gli stimmati, e di essere stata “posseduta” dal demonio per trent’anni. Il processo si concluse il 3 maggio 1546 con una condanna esemplare: Magdalena fu costretta ad abiurare de vehementi durante un pubblico autodafé, percorrendo le vie della città con una corda al collo e una candela accesa in mano, segno della sua umiliazione. Le fu impartita la reclusione perpetua in un convento della sua ordine ad Andújar, con la proibizione di ricoprire qualsiasi incarico.
Negli ultimi anni di vita si segnalò per una condotta devota e penitente, tanto che le autorità ecclesiastiche ne mitigarono progressivamente le restrizioni. Morì ad Andújar nel 1560, riconciliata con la Chiesa.
Il suo caso — sospeso tra suggestione collettiva, isteria religiosa e manipolazione del potere inquisitoriale — segnò profondamente l’immaginario del suo tempo, divenendo un monito contro le derive del misticismo femminile e un esempio paradigmatico della tensione tra santità autentica e impostura spirituale nella Spagna del XVI secolo.
Bibliografia essenziale
- Antonio Fernández Luzón, Cruz, Magdalena del la Cruz, in DSI, vol. I, pp. 438-439.
- Rafael Gracia Boix, Autos de Fe y Causas de la Inquisición de Córdoba, Publicaciones de la Diputación, Córdoba 1983.
- Jesús Imirizaldu, Monjas y beatas embaucadoras, Editora Nacional, Madrid 1977.
- Isabel Poutrin, La voile et la plume. Autobiographie et sainteté féminine dans l’Espagne moderne, Casa de Velázquez, Madrid 1995.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]