Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Lucrecia de León (Madrid, 1567 – post 1595) fu una visionaria e profetessa madrilena, nota per la sua ostilità verso Filippo II e per le sue profezie di carattere apocalittico e politico, che la condussero dinanzi al tribunale dell’Inquisizione spagnola.
Biografia
Fin da giovane Lucrecia affermò di avere sogni premonitori. A partire dal 1587, dopo l’arresto del profeta popolare Miguel de Piedrola, divenne la nuova portavoce del gruppo di visionari madrileni guidato dal canonico Alonso de Mendoza e dal francescano fray Lucas de Allende, che trascrissero e diffusero i suoi sogni.
Le sue visioni, oltre quattrocento, riflettevano il clima di crisi e di inquietudine degli ultimi anni del regno di Filippo II. Annunciavano la rovina della Spagna per mano di una coalizione di turchi e protestanti, con l’appoggio di un’insurrezione dei moriscos; ma prefiguravano anche un futuro riscatto: da Toledo, capitale spirituale della nazione, sarebbe sorta una nuova monarchia guidata da Piedrola e dalla stessa Lucrecia, destinata a riconquistare Gerusalemme e a trasferire la Santa Sede da Roma a Toledo, inaugurando un’era di pace e giustizia, le cosiddette Indias deseadas.
Il bersaglio costante delle sue profezie era il sovrano. Filippo II vi appariva come un nuovo Roderigo, il re visigoto decaduto i cui peccati avevano provocato la conquista musulmana del 711: tiranno ingiusto, oppressore dei poveri, responsabile della morte del figlio don Carlos e delle sue quattro mogli, colpevole di aver costruito l'Escorial col sangue del popolo.
Nel 1588, la diffusione dei suoi vaticini sulla disfatta dell'Invincibile Armata provocò il suo primo arresto. Il vicario di Madrid la fece incarcerare, ma l’intervento dell’inquisitore generale Gaspar de Quiroga ne consentì la liberazione, con l’obbligo di ritiro in convento e la trascrizione controllata dei sogni. Il padre, tuttavia, rifiutò di consegnarla alla clausura, e la giovane tornò presto in circolazione, guadagnando un seguito nelle élites aristocratiche di Madrid, tra cui i duchi di Medinaceli e di Medina Sidonia.
Nel 1590, dopo la fuga di Antonio Pérez, ex segretario del re, sostenuto da ambienti a lei vicini, Lucrecia fu nuovamente arrestata dal Santo Ufficio. Il processo, dapprima condotto con relativa benevolenza, divenne implacabile con l’arrivo di nuovi inquisitori nel 1591. Subì torture e fu accusata di blasfemia, eresia, stregoneria, sedizione e falso profetismo.
Il 15 luglio 1595 il Tribunale pronunciò la condanna: cento frustate, due anni di reclusione e esilio perpetuo da Madrid. L’autodafé del 20 luglio 1595 sancì la fine della sua carriera profetica e la sua definitiva esclusione dalla vita pubblica.
Il caso di Lucrecia de León mostrò in modo esemplare l’intolleranza della Controriforma verso ogni forma di profezia femminile e l’ostilità della monarchia verso chi osava mescolare ispirazione religiosa e critica politica.
Bibliografia
- Vicente Beltrán de Heredia, Un grupo de visionarios y pseudoprofetas que actúa durante los últimos años de Felipe II, in "Revista Española de Teología", 7, 1947, pp. 373-534.
- Antonio Fernández Luzón, Profecía y transgresión social. El caso de Lucrecia de León, in "Historia Social", 38, 2000, pp. 3-15.
- Antonio Fernández Luzón, Visionarios y místicos, in Ricardo García Cárcel (dir.), Los olvidados de la historia, II. Herejes, Círculo de Lectores, Barcelona 2004, pp. 337-434.
- Richard L. Kagan, Sueños y procesos de Lucrecia de León. Política y profecía en la España del siglo XVI, Nerea, Madrid 1991.
- María Zambrano, Edison Simons, Juan Blázquez Miguel, Sueños y procesos de Lucrecia de León, Editorial Tecnos, Madrid 1987.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]