Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Jovanina de Rodi (attiva alla metà del XVII secolo) fu una donna originaria di Anzonico, in Valle Leventina, coinvolta in un processo per stregoneria nel quadro della repressione antistregonesca ticinese. Le sue deposizioni sono legate al cosiddetto sabba del Monte Ceneri, uno dei luoghi più ricorrenti nelle narrazioni della stregoneria nella Svizzera italiana.
Nel 1650, dopo interrogatori ripetuti e l’uso della tortura, Jovanina dichiarò di essere stata introdotta al sabba fin dall’infanzia da un’altra donna del luogo, che le avrebbe insegnato a rinnegare Dio e i santi e ad accettare il demonio come proprio signore. In successive confessioni, rese sotto crescente pressione giudiziaria, affermò di aver intrattenuto rapporti sessuali con il demonio e descrisse la distribuzione di sostanze destinate sia al volo magico sia alla produzione di malefici, elementi tipici del repertorio demonologico.
Jovanina riferì altresì di essersi recata al sabba del Monte Ceneri “in volo di giovedì grasso” e di avervi incontrato un numero molto elevato di partecipanti, provenienti in gran parte dalla Leventina. Il suo racconto combina così motivi di iniziazione precoce, patto diabolico, sessualità contro natura e pratiche magiche, secondo uno schema ormai pienamente stabilizzato.
Il caso di Jovanina de Rodi è significativo soprattutto come esempio della costruzione processuale della stregoneria: le sue confessioni riflettono l’interiorizzazione forzata di modelli narrativi imposti dall’interrogatorio inquisitoriale più che la descrizione di pratiche effettivamente condivise. La sua vicenda conferma la persistenza, nel Seicento, di un immaginario del sabba fortemente codificato e riproducibile nella cultura giudiziaria alpina e subalpina.
Bibliografia
- Danilo Baratti, La persecuzione della stregoneria, in Raffaello Ceschi (a cura di), Storia della Svizzera italiana. Dal Cinquecento al Settecento, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2000, pp. 377-396: p. 378.
- Raffaella Laorca, Le tre valli stregate. Documenti per la storia delle streghe nei baliaggi svizzeri di Riviera, Blenio e Leventina. 1641-1676, Armando Dadò Editore, Locarno 1992, pp. 114-115.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]