Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Italo Mereu (Lanusei, 22 febbraio 1921 – Firenze, 17 gennaio 2009) è stato un giurista, storico del diritto e intellettuale liberale italiano, tra i protagonisti della riflessione critica sul potere giudiziario e sulla storia della repressione in Europa.
Biografia
Di origini sarde, nato a Lanusei nel 1921, Italo Mereu compì gli studi di giurisprudenza e si dedicò alla ricerca nel campo della storia del diritto. Fu professore ordinario di Storia del diritto italiano all’Università di Ferrara, dove insegnò per decenni, e tenne anche corsi presso la LUISS di Roma.
La sua attività accademica si intrecciò con un intenso impegno civile e culturale: partecipò al dibattito pubblico su giustizia, libertà e responsabilità dello Stato di diritto, collaborando con quotidiani e riviste, talvolta sotto lo pseudonimo Merit. La sua voce rappresentò, nel panorama intellettuale italiano del secondo dopoguerra, una delle più coerenti espressioni del liberalismo laico e garantista.
Morì a Firenze nel gennaio 2009.
Pensiero e orientamento scientifico
L’intera opera di Italo Mereu è segnata da una costante fiducia nel diritto come strumento di libertà e da una critica intransigente di ogni forma di potere inquisitorio. Studioso rigoroso e spirito indipendente, analizzò i rapporti fra diritto penale, autorità politica e morale collettiva, mostrando come la violenza legale possa diventare il principale mezzo di controllo sociale.
Nel saggio più noto, Storia dell’intolleranza in Europa. Sospettare e punire (Mondadori, 1979), tracciò una genealogia dell’intolleranza dal Medioevo alla modernità, mettendo in relazione le strutture dell’Inquisizione con le derive autoritarie del potere giudiziario contemporaneo. L’opera, ampiamente tradotta e discussa, divenne un punto di riferimento per la cultura giuridica laica e per gli studi sulla repressione istituzionale.
Liberale nel senso più alto del termine, Mereu difese con coerenza i principi dello Stato costituzionale di diritto, opponendosi alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di giustizia emergenziale. I suoi saggi successivi — La giustizia ingiusta (Laterza, 1994) e La morte come pena (Donzelli, 2001) — approfondirono la sua riflessione sulla dignità dell’imputato e sui limiti morali del potere punitivo.
Eredità e fortuna
Figura di liberale integrale, fedele all’idea che il diritto debba limitare il potere e non servirsene, Mereu rimase estraneo a ogni forma di dogmatismo politico o ideologico. La sua lezione unisce rigore storico e passione civile, e continua a essere un riferimento per gli studiosi del diritto penale e della cultura laica e per gli studi sulla repressione istituzionale.
Nel 2011 la rivista "IUS. Studi e materiali di diritto penale" gli ha dedicato un inserto commemorativo (Ricordo di Italo Mereu di Giovanni Cazzetta et al., in "IUS. Studi e materiali di diritto penale", a. IV, n° 1, pp. 223-245). Nel 2021 l’Università di Ferrara ha promosso il convegno "La giustizia penale e l’immutabile volto del potere. Pensando a Italo Mereu", che ha ribadito la vitalità del suo pensiero nel dibattito contemporaneo sul giusto processo e sui diritti fondamentali.
Opere principali
- Storia del diritto penale del ’500. Studi e ricerche, Morano, Napoli 1964.
- Colpa=colpevolezza. Introduzione alla polemica sulla colpevolezza fra i giuristi del diritto comune, Patron, Bologna 1972.
- La morte come pena. Saggio sulla violenza legale, Editori europei associati, Milano 1982 [riedito da Donzelli, Roma, 2000].
- Storia dell’intolleranza in Europa. Sospettare e punire, Mondadori, Milano 1979 (riedito da Bompiani, Milano 1988).
- La pena di morte a Milano nel secolo di Beccaria, Neri Pozza, Vicenza 1988.
- La giustizia ingiusta. Saggio sulla violenza legale, Biblioteca dell'Immagine, Pordenone 1994.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]