Inquisizione del Mare

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L’Inquisizione del Mare (Inquisición de la Mar) fu un’istituzione temporanea del Santo Ufficio spagnolo, concepita per estendere il controllo della fede e della disciplina religiosa alle flotte cristiane impegnate nella guerra contro l’Impero ottomano e, più in generale, alle attività marittime della monarchia di Filippo II.

Origini e finalità

Il progetto nacque nel 1571, durante la preparazione della Lega Santa, alleanza promossa da papa Pio V contro i Turchi. Con una bolla pontificia del 26 luglio 1571, Pio V autorizzò la creazione di un tribunale di fede itinerante, dipendente dalla Suprema Inquisizione di Madrid ma distinto dai tribunali territoriali. La sua giurisdizione non riguardava un territorio, bensì una comunità in movimento: marinai, soldati e cappellani della flotta cattolica.

Il primo inquisitore del Mare (inquisidor general del Mar) fu l'ecclesiastico sivigliano Jerónimo Manrique de Lara, già inquisitore a Murcia, Valencia, Barcellona e Toledo. A bordo delle navi egli cumulava molteplici incarichi: vicario generale, giudice ecclesiastico e confessore di don Giovanni d’Austria. Seguì la flotta cristiana durante le campagne del 1571 e del 1572 e fu presente alla battaglia di Lepanto.

L’esperimento si rivelò però difficile da gestire. Le autorità non spagnole, in particolare quelle veneziane e pontificie, non accettavano di sottoporre le proprie navi a un tribunale spagnolo, e il personale religioso imbarcato sulle galere pontificie e veneziane (gesuiti e cappuccini) si mostrò diffidente. L’attività inquisitoriale si limitò perciò a pochi interventi simbolici: tra questi, due autodafé celebrati a Messina nel 1572, dove furono giudicati diversi rinnegati catturati nella battaglia di Lepanto, alcuni dei quali condannati al rogo.

Sviluppi successivi

Dopo la dissoluzione della Lega Santa, l’istituzione fu sospesa nel 1575. Manrique de Lara, che in quell'anno fu nominato tra i consiglieri della Suprema e lasciò l'incarico di Inquisitore del Mare a Rodrigo de Mendoza, già inquisitore di Saragozza, che lo tenne per pochi mesi, intraprese una brillante carriera ecclesiastica, fino a diventare vescovo di Ávila e poi, per pochi mesi, Inquisitore generale (1595).

Un tentativo di ripristino avvenne nel 1616, quando il duca di Lerma convinse Filippo III a istituire un nuovo tribunale marittimo per la flotta comandata da Filiberto di Savoia. L’incarico fu affidato al domenicano Martín de Vivanco, ma le sue competenze erano ormai puramente formali: nei casi gravi egli doveva deferire le cause ai tribunali ordinari della penisola. Tra il 1616 e il 1622 furono celebrati meno di un centinaio di processi, quasi tutti per blasfemia, diserzione o apostasia, fino alla soppressione definitiva nel 1624, in seguito alla morte del comandante Filiberto.

Il controllo inquisitoriale dei porti

Parallelamente a questa breve esperienza “militare”, l'Inquisizione spagnola sviluppò, tra XVI e XVII secolo, una rete stabile di commissari inquisitoriali nei porti (comisarios de los puertos de mar), incaricati di vigilare sulle navi e sui carichi provenienti dall’estero. Questi commissari, presenti in luoghi come Valencia, Cartagena, Barcellona, Bilbao e le Canarie, dovevano impedire l’ingresso di eretici e libri proibiti e rispondere al tribunale di riferimento.

Le loro attività — note come visitas de navíos — comprendevano l’ispezione dei bastimenti, gli interrogatori dei componenti degli equipaggi e la verifica di ogni volume eventualmente trasportato. I libri sospetti erano inviati alla Suprema per la censura. In molti casi, tuttavia, questi commissari divennero protagonisti di abusi e controversie, specialmente nei porti più attivi del regno, dove la loro ingerenza provocava attriti con le autorità civili e doganali.

Significato storico

L’Inquisizione del Mare rappresenta una forma estrema di estensione giurisdizionale del Santo Ufficio, legata al clima di crociata della seconda metà del Cinquecento e al controllo ideologico della monarchia ispanica sui propri strumenti di guerra e di commercio.

Da un lato essa mostra il tentativo di “sacralizzare” la guerra marittima come difesa della fede; dall’altro, anticipa la funzione più stabile e duratura dei tribunali costieri, che dal XVI al XVIII secolo esercitarono una vera (ma controversa) sorveglianza inquisitoriale dei mari dell’impero spagnolo.

Bibliografia minima

  • Gianclaudio Civale, Inquisizione del Mare, in DSI, vol. II, pp. 808-809.
  • Jaime Contreras, Jean-Pierre Dedieu, Estructuras geográficas del Santo Oficio en España, in J. Pérez Villanueva, B. Escandell Bonet (a cura di), Historia de la Inquisición en España y América, vol. II, BAC, Madrid 1993, pp. 3-47.
  • Enrique García Hernán, La asistencia religiosa en la Armada de Lepanto, in "Anthologica Annua", 43, 1996, pp. 213-263.
  • Consuelo Juanto Jiménez, La Inquisición del mar y los comisarios de sus puertos, in "Revista de la Inquisición. Intolerancia y Derechos Humanos", 29, 2024, pp. 345-368.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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