Pace, Giulio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giulio Pace da Beriga (Vicenza, 9 aprile 1550 – Valence, 10 gennaio 1635), è stato un giurista ed umanista, protagonista della circolazione europea del pensiero giuridico e aristotelico tra XVI e XVII secolo. Visse gran parte della propria vita in esilio per motivi religiosi, pur riconciliandosi in vecchiaia col cattolicesimo.

Cenni biografici

Nato in una famiglia nobile vicentina (l'appellativo da Beriga deriva dalla contrada vicentina di Berga, dove nacque), Pace ricevette una solida formazione umanistica e studiò presso l’Università di Padova, dove si formò tra il 1565 e il 1574 sotto maestri di primo piano come Giacomo Zabarella, Marco Mantova Benavides, Tiberio Deciani e Guido Panciroli. Padova e Vicenza costituivano allora ancora due ambienti particolarmente permeabili alla circolazione di idee eterodosse, e Pace entrò precocemente in contatto con ambienti segnati dal dissenso religioso.
Il clima di crescente sorveglianza inquisitoriale lo indusse a lasciare l’Italia nel 1574, dando avvio a una lunga stagione di esilio volontario.
Stabilitosi a Ginevra, città-simbolo della Riforma calvinista, Pace vi rimase oltre dieci anni. Ottenne rapidamente un ruolo di rilievo come precettore, docente e intellettuale, insegnando diritto, logica e filosofia presso l’Accademia ginevrina. L’integrazione di Pace nel mondo riformato non fu solo accademica ma anche familiare: sposò Elisabetta Venturini, nipote di Bernardino Ochino, figura centrale del dissenso religioso italiano del Cinquecento. Negli anni ginevrini Pace avviò un'importante attività editoriale, volta a riorganizzare criticamente il sapere giuridico e filosofico. Celebre fu l’edizione greco-latina del Corpus iuris civilis (1580) e, soprattutto, la traduzione commentata dell’Organon di Aristotele (1584), che divenne rapidamente un testo di riferimento in tutta Europa. Il suo progetto culturale mirava a ricondurre diritto e filosofia a un ordine razionale, basandosi su un uso critico delle fonti, in aperto contrasto tanto con il formalismo scolastico quanto con il principio di auctoritas.
Chiamato nel 1585 all’Università di Heidelberg, uno dei principali centri della Riforma tedesca, Pace vi insegnò diritto e logica per quasi un decennio, consolidando la propria fama. Il periodo fu segnato anche da aspre polemiche accademiche, in particolare una molto grave con Scipione Gentili.
Lasciata Heidelberg, dopo un breve soggiorno a Sedan, insegnò quindi a Nîmes e poi a Montpellier. In questi anni produsse alcune delle sue opere più mature, sia giuridiche sia filosofiche. Dopo il 1610, il progressivo irrigidimento confessionale della monarchia francese e le pressioni delle autorità ecclesiastiche indussero Pace a cercare una nuova sistemazione. Nel 1619 pubblicò il trattato De dominio maris Hadriatici, in cui difendeva le prerogative giurisdizionali della Repubblica di Venezia sull’Adriatico. Poco dopo decise di abiurare formalmente e tentare il rientro in patria.
Il ritorno a Padova nel 1620, favorito anche dal giudizio positivo di Paolo Sarpi, si rivelò tuttavia deludente: Pace non riuscì a ottenere una posizione stabile e, isolato anche sul piano familiare, tornò infine a Valence, dove continuò a insegnare fino alla morte.

Bibliografia essenziale

  • Lucia Bianchin, Pace, Giulio, in DBI, vol. 80 (2014).
  • Guido Acquaviva, Giulio Scovazzi (a cura di), Il Dominio di Venezia sul Mare Adriatico nelle opere di Paolo Sarpi e Giulio Pace, Giuffrè, Milano 2007

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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