Jannucci, Giovanni

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Jannucci è stato un sacerdote casertano del XVIII sec. incriminato per stupro e incesto.

Nacque nella seconda metà del Settecento, probabilmente a Recale, nella diocesi di Caserta. Formatosi nel Seminario vescovile, vi ricoprì per dodici anni l’incarico di prefetto e per nove quello di maestro, distinguendosi per zelo, diligenza e buona condotta, come attestano le fonti, ottenendo la stima dei superiori e del clero locale.
Nell’ottobre del 1779, quando la parrocchia di Sant’Eligio in Biancano di Limatola (Benevento) rimase vacante, Jannucci — ormai quarantenne — presentò domanda alla Curia per ottenere il beneficio. La supplica fu accompagnata da lettere di raccomandazione di alcuni parroci che lo conoscevano bene: don Francesco Ventura, della chiesa di Sant’Andrea Apostolo di Morrone, e don Sebastiano Giaquinto, di San Marco Evangelista in Casola, oltre alla testimonianza del rettore del Seminario di Caserta, don Nicola Ammella, che ne attestava la condotta irreprensibile. Il 25 ottobre 1779 la Curia accolse ufficialmente la candidatura e il cancelliere annotò sul registro la formula di rito: admittat orator ad concursum. Pochi mesi dopo Jannucci prese possesso della parrocchia, stabilendosi nella canonica di Biancano insieme alla madre, che ne assunse le funzioni di perpetua.
La sua vita sacerdotale sembrava avviata a un tranquillo esercizio pastorale, ma pochi anni più tardi si sarebbe chiusa in modo drammatico. Nella primavera del 1783 fu presentato al Vicario generale di Caserta un esposto dal titolo Saggio di ragioni a pro di Maria Antonucci contra il Paroco di Biancano Don Giovanni Jannucci, un atto d’accusa circostanziato che rivelava uno dei più gravi scandali della diocesi di quel tempo.
Maria Antonucci, suo malgrado, giovane protagonista della vicenda, era nata a Capodrise da Alessandro (detto “Santo”) Antonucci e da Rosa Jannucci, parente diretta del parroco. Rimasta orfana, viveva con la zia Martella Jannucci, sorella del sacerdote. Nell’agosto del 1781 don Giovanni, recatosi in visita a Capodrise, conobbe la nipote, allora quattordicenne. Secondo le carte processuali, ne rimase colpito per l’avvenenza e, con il pretesto di offrirle rifugio e servizio nella canonica di Biancano, dopo aver allontanato sua madre, ottenne il consenso della zia per trasferirla con sé.
Poco dopo il suo arrivo, il sacerdote cominciò a circuirla e, non riuscendo a ottenere consenso, la costrinse con la violenza. Le testimonianze parlano di un episodio brutale avvenuto nella sua camera da letto: la ragazza, sorpresa e incapace di difendersi, tentò di fuggire, ma fu colpita e sopraffatta. Dopo quella prima violenza seguirono mesi di convivenza forzata. Maria rimase incinta e il parroco, temendo lo scandalo, cercò di costringerla ad abortire facendole bere pozioni e percuotendola. Quando la gravidanza divenne evidente, con l’aiuto del fratello Pasquale Jannucci di Recale, la fece trasferire di notte a Pozzuoli, presso una cognata di nome Teresa, e poco dopo a Napoli, dove fu ricoverata nella Casa degli Incurabili. L’11 gennaio 1783 la ragazza, ormai quindicenne, partorì una bambina e, dimessa due giorni dopo, tornò a piedi a Capodrise dalla zia Martella, che l’accolse nuovamente. L’inchiesta ecclesiastica avviata dal Vicario generale accertò le accuse di violenza e concubinato con consanguinea. Non sono note le decisioni finali del tribunale diocesano, ma la carriera di Jannucci risultò definitivamente compromessa. Il suo nome non compare più nei registri curiali dopo il 1783. Le carte non precisano neppure il seguito della vita di Maria Antonucci, ma indicano che, a causa dello scandalo e dell’impossibilità di contrarre matrimonio, perse anche il diritto al “maritaggio” che aveva iniziato ad accumulare nel Monte del Rosario di Capodrise.

Fonte archivistica

  • Archivio Storico Diocesano di Caserta, Condotta degli ecclesiastici, sez. I, serie 6, b. 78, n. 199, cc. 1–8.

Bibliografia

Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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