Mareri, Giacomo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giacomo Mareri (Roma, data di nascita ignota – Roma, † prima del 21 ottobre 1595), marito della nobildonna Isabella Priorati, è stato un benefattore dell’Oratorio assai devoto a Filippo Neri e in stretti rapporti con i padri della Vallicella. Per il tramite di Angelo Velli, subentrato il 7 giugno 1596 a Cesare Baronio come preposito della Congregazione, ha chiesto di poter condividere la cappella della Pietà alla Chiesa Nuova, il cui giuspatronato era stato assegnato a Pietro Vittrice. A seguito di una lunga vertenza sorta tra il governo dell’Oratorio e Girolamo Vittrice, erede universale dello zio paterno e committente della Deposizione di Cristo del Caravaggio, i Mareri Priorati hanno poi ottenuto il patronato esclusivo dell’ambita cappella filippina.

Biografia

Giacomo Mareri, proveniente da una famiglia facoltosa che vantava nobili origini, aveva sposato la nobildonna vicentina Isabella Priorati (o Priorata), da non confondersi con la sua omonima «oblata in Tor de’ Specchi» («del q. Francesco e della q. Lavinia Savelli»), che il 6 dicembre 1610 fu chiamata a deporre al processo di canonizzazione per il Neri sulla guarigione ottenuta grazie all’intervento taumaturgico di san Filippo1. La residenza storica di Giacomo Mareri si trovava nelle adiacenze di Santa Maria in Vallicella, dove la famiglia di provenienza era proprietaria di diverse case. Il dato distintivo che caratterizza la vita della coppia è la sincera devozione a Filippo Neri e il forte legame con l’Oratorio, che portò Giacomo Mareri a distinguersi come benefattore della Congregazione. Pur frequentando l’Oratorio dal 1575, la sua consorte dichiarò al processo di conoscere personalmente padre Filippo dal 1577 e da lui si era confessata a San Girolamo della Carità2. Il 1° di agosto del 1576, in attesa di lasciare definitivamente San Giovanni dei Fiorentini, Neri decise di trasferire alla Vallicella un primo nucleo di residenti, di cui facevano parte all’inizio Cesare Baronio, Francesco Maria Tarugi e Giovanni Antonio Lucci, ai quali si aggiunse quasi subito Germanico Fedeli, all’epoca non ancora trentenne, che vide «rovinare la chiesa vecchia, fondar la nova et fabricarla»3.
Agli esercizi spirituali della Chiesa Nuova i coniugi Mareri partecipavano con fervore e in tale contesto Angelo Velli – destinato a diventare il terzo preposito della Congregazione dopo Filippo Neri e Baronio – assunse la direzione spirituale della nobildonna vicentina e della sua famiglia. Tra l’altro, il padre oratoriano prese a cuore l’accorata richiesta avanzata nel 1591 da Giacomo Mareri, il quale necessitava di un sacello per la sepoltura sua e della famiglia. A tal fine, Velli chiese a Pietro Vittrice, noto maggiordomo e guardarobiere alle dipendenze di Gregorio XIII, di condividere con i Mareri il patronato della cappella della Pietà alla Chiesa Nuova, per la quale i pagamenti del funzionario pontificio sono peraltro documentati a partire dal 15764. Per il buon esito della richiesta, Giacomo Mareri aveva legato alla Congregazione un generoso censo di mille scudi nella comunità di Vallinfreda, che per entità era equivalente a quello già concordato da Pietro Vittrice per l’ambito giuspatronato5. Ma con un successivo atto di dotazione, disposto l’11 maggio 1587 e perfezionato due anni dopo, Vittrice assicurò un censo annuo di settantacinque scudi per il valore già convenuto6.
Giacomo Mareri aveva un figlio, Federico, nato presumibilmente intorno al 1579, che fu ascoltato giovanissimo nel settembre 1595 come teste sulle frequenti estasi e gli eventi prodigiosi attribuiti a Filippo Neri, da lui considerato «homo santo, per haverlo visto, più volte, alla Messa, alzarse et stare astratto; et per havere udito, che una volta stette, col Santissimo Sacramento, più de una mezza hora alzato; et che havesse il spirito di profetia»7. Presentato nei verbali del processo come «clericus in minoribus constitutus, aetatis annorum sexdecim in circa», anche Federico Mareri era penitente di Angelo Velli: «dal quale mi confesso tre volte la settimana et mi communico le feste principali»8. In questa occasione ebbe modo di ricordare i dettagli della miracolosa guarigione della madre, costretta pochi giorni prima a letto dalla febbre e da un forte dolore di testa, contribuendo con tale racconto alla costruzione dell’immagine agiografica di san Filippo: «Doppo la morte del detto p. m.s Filippo, la s.ra mia madre, circa dieci giorni sonno, stando con febre grande in letto, et non poteva dormire né riposarsi; et io li diedi alcune cose del p. m.s Filippo: capelli et parte della veste del p. Filippo, dicendo che se raccomandasse al detto padre; et lei lo fece et cominciò, da lì a poco, a riposare et a sudare, et, la mattina, il medico la trovò netta di febre, et hora sta bene»9. Quando il mese seguente fu chiamata a deporre Isabella Priorati, il consorte Giacomo Mareri era già defunto e la vedova venne presentata dal verbalizzante come donna dall’apparente età di cinquant’anni («aetatis suae annorum quinquaginta in circa»)10. Anche in questa circostanza fu messa a verbale la «febricciola» che l’aveva colpita «questo anno, al principio di settembre», da cui la nobildonna si ritenne guarita grazie alle virtù miracolose delle reliquie di san Filippo conservate dal figlio11.
Nel mese di settembre del 1596 furono finalmente messi in cantiere i lavori di fondazione della nuova cappella della Pietà. In questo scorcio di tempo il preposito Angelo Velli rinnovò a Pietro Vittrice la richiesta già avanzata da Giacomo Mareri qualche anno prima e volta a condividere il giuspatronato della cappella, ottenendo finalmente la disponibilità del maggiordomo pontificio. Ma dopo la sua morte, avvenuta il 26 marzo 1600, la nuova cappella della Pietà non era ancora stata realizzata. Il nipote Girolamo, nominato erede universale dei suoi beni nel testamento del 9 agosto 1599, non godeva della piena fiducia dei padri dell’Oratorio, come invece era avvenuto in passato per Vittrice senior, amico personale di Filippo Neri e di alcuni tra i suoi discepoli vetustiores12. La Congregazione contestava a Girolamo Vittrice di essere poco affidabile e per certi versi anche inadempiente rispetto agli accordi presi sulla decorazione della cappella. La vertenza si trascinò per qualche anno fino a quando i padri della Vallicella riuscirono a farlo decadere dai suoi diritti di erede, lasciandogli tuttavia quello di sepoltura per sé e la famiglia. Fu così che gli eredi di Giacomo Mareri subentrarono ai decaduti Vittrice nel patronato della cappella della Pietà forse già dal 161113. Tuttavia anche i Mareri Priorati, come in precedenza i Vittrice, non coprirono le spese per la sua completa ristrutturazione e decorazione (stimate intorno ai tremila scudi), ragion per cui la Congregazione si trovò costretta per forza di cose a farsi carico dell’opera14. Quanto a Isabella Priorati, è noto che sopravvisse a Giacomo Mareri oltre vent’anni e dopo la sua morte, avvenuta il 30 gennaio 1618, fu sepolta alla Chiesa Nuova nella cappella della Pietà15.

Fonti

  • Aringhi = [Paolo Aringhietalii], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregazione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della dettaCongregationee da Altri, 2 v., edito e annotato da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018-2020 (i due volumi corrispondono alla prima delle tre parti dell’opera, che si conserva autografa nella Biblioteca Vallicelliana di Roma, mss. O 58, O 59, O 60).
  • Baronio = Cesare Baronio, De origine Oratorii, in Edoardo Aldo Cerrato, Il volto dell’Oratorio nel «De origine Oratorii» di Cesare Baronio, in Società, cultura e vita religiosa in età moderna. Studi in onore di Romeo De Maio, a cura di Luigi Gulia, Ingo Herklotz, Stefano Zen, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 2009, pp. 61-83: 78-83 (la versione di Cerrato riprende il testo edito da Antonio Cistellini, Alle origini dell’Oratorio filippino, in “Memorie oratoriane”, 17, 1995, pp. 110-115).
  • Gallonio = Antonio Gallonio, Vita di San Filippo Neri, pubblicata per la prima volta nel 1601. Edizione critica a cura dell’Oratorio Secolare di S. Filippo Neri di Roma, a celebrazione del IV centenario della morte del Santo, con introduzione e note di Maria Teresa Bonadonna Russo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 1995.
  • Processo = Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609,1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extraurbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963].
  • Valier = Agostino Valier, Il dialogo della gioia cristiana, testo latino, traduzione italiana e introduzione a cura di Antonio Cistellini, prefazione di Nello Vian, Editrice La Scuola, Brescia 1975.

Bibliografia

  • Generoso Calenzio,La vita e gli scritti del cardinale Cesare Baronio della Congregazione dell’Oratorio, bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Tipografia Vaticana, Roma 1907.
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989.
  • Louis Ponnelle, Louis Bordet, Saint PhilippeNériet lasociétéromainede sontemps(1515-1595), III éd., Librairie Bloud & Gay, Paris 1929 (I ed.: ivi, 1928) [ed. it.: Luigi Ponnelle, Luigi Bordet, San Filippo Neri e la società romana del suo tempo (1515-1595), trad. it. di Tito Casini, prefazione di Giovanni Papini, Libreria editrice fiorentina, Firenze 1986 (ripr. anastatica con appendice dell’ed. 1931)].
  • Stefano Zen,Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico, prefazione di Romeo De Maio, Vivarium, Napoli 1994.
  • Stefano Zen, Oratori devoti, combattenti spirituali, soldati di Cristo. Percorsi della perfezione cristiana in Italia nella prima età moderna, Loffredo, Napoli 2012, pp. 15-45 (cap. I, «L’Oratorio di Filippo Neri e la ‘perfezione’ della Chiesa primitiva»).
  • Stefano Zen, I carteggi di Cesare Baronio. Corpi sociali, istituzionali, curiali (1564-1607), in Corpi manoscritti. Archivi e corporalità nell’età moderna. Atti del Convegno, Genova, 27-28 novembre 2015, a cura di Elena Taddia, Paolo Fontana, Ecig, Genova 2017, pp. 107-152.
  • Stefano Zen, GuglielmoSirleto, l’«Historia Ecclesiastica» e il contributo alla costruzione degliAnnales del Baronio, in Il «sapientissimo Calabro». GuglielmoSirletonel V centenario della nascita (1514-2014). Problemi, ricerche, prospettive. Atti del Convegno, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, 13-15 gennaio 2015, a cura di Benedetto Clausi, Santo Lucà, Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», Roma 2018, pp. 73-131.
  • Stefano Zen, Filippo Neri e le «historieecclesiastiche» di Baronio, in Filippo Neri. Un santo dell’età moderna nel V centenario della nascita (1515-2015). Atti del Convegno di studi, Roma, Biblioteca Vallicelliana, 16-17 settembre 2015, a cura di Paola Paesano, Biblioteca Vallicelliana-Pliniana, Roma 2018, pp. 221-254.
  • Stefano Zen, “Padre Camillo andò a mettersi nel S. Officio”. Filippo Neri, i padri dell’Oratorio e Camillo Severini, in «Quaderni eretici / Cahiers hérétiques», 10, n. 1, 2022, pp. 119-159.
  • Stefano Zen, Caravaggio alla Chiesa Nuova, laDeposizione di Cristoe il cardinale Baronio, in “Annali”, Storia Arte Cultura, 2024.2, a cura di Luigi Gulia (in stampa).
  • Alessandro Zuccari, La cappella della Pietà alla Chiesa Nuova e i committenti del Caravaggio, in Idem, Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, prefazione di Maurizio Calvesi, Skira, Ginevra-Milano 2011, pp. 85-89 [già in “Storia dell’arte”, 47-49, 1983, pp. 53-56].
  • Alessandro Zuccari, Appendice [Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571-Porto Ercole 1610). Deposizione di Cristo nel sepolcro, olio su tela, cm 300 x 203, Città delVaticano, Pinacoteca Vaticana], in Idem, Caravaggio controluce, pp. 91-101 (con Aggiornamenti, pp. 97-101) [già in La regola e la fama. San Filippo Neri e l’arte. Catalogo della Mostra organizzata in occasione delle celebrazioni per il IV centenario della morte di S. Filippo Neri, Roma, Palazzo Venezia, ottobre-dicembre 1995, Electa, Milano 1995, pp. 530-532, scheda n. 89].

Voci correlate

Nota bene

Questa voce fa parte della sezione trasversale Oratorio e Congregazione oratoriana: storia, spiritualità, politica culturale, dedicata all’Oratorio sorto per iniziativa di Filippo Neri, che da libero sodalizio conobbe nell’arco di un quarto di secolo una sua graduale evoluzione fino alla sua istituzionalizzazione nel 1575 (quando papa Gregorio XIII decise per decreto di costituire la Congregazione oratoriana), con l’obiettivo di costruire un repertorio di voci inerente non soltanto ai padri e ai fratelli laici che entrarono stabilmente nell’Oratorio filippino, ma allargato significativamente alle opere prodotte e diffuse dall’operoso laboratorio oratoriano, ai luoghi della Congregazione, alle personalità più o meno note che si riconobbero nella sua politica culturale, partecipando attivamente alle varie iniziative promosse e in particolare agli esercizi spirituali, considerati il nucleo pulsante del programma filippino.

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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