Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francisco de la Cruz (Lopera, 1530 – Lima, 13 aprile 1578), appartenente all'ordine domenicano, è stato profeta apocalittico e visionario. Sostenne che il centro della cristianità si sarebbe trasferito dal Vecchio al Nuovo Mondo, proclamandosi papa e re del Perù in un’utopia millenaristica di giustizia e uguaglianza tra indigeni e spagnoli.
Biografia
Nato a Lopera, nella campagna di Jaén e del Guadalquivir, in una famiglia di agiati agricoltori appartenenti alla casta dei cristiani vecchi, Francisco de la Cruz mostrò sin da bambino una salute fragile e un percorso formativo irregolare. Studiò grammatica a Porcuna, Andújar e Granada, poi retorica e greco ad Alcalá de Henares intorno al 1550, dove il contatto con i gesuiti accese in lui una profonda vocazione religiosa. Entrato nell’Ordine domenicano nel convento di Santo Domingo di Madrid, proseguì gli studi teologici a Toro, distinguendosi al punto da essere ammesso al prestigioso Colegio de San Gregorio di Valladolid, dove concluse la formazione nel 1561, dopo aver superato la consueta verifica di limpieza de sangre. La sua formazione subì l’influenza di due figure capitali: Bartolomé de las Casas, che gli trasmise la passione per la difesa degli indigeni e la condanna morale della conquista, e Bartolomé Carranza, il cui magistero lo avvicinò all'alumbradismo e ai fermenti del luteranesimo. Quando, il 22 agosto 1559, l’arcivescovo Carranza fu arrestato dall’Inquisizione, Francisco ne fu profondamente scosso e, temendo per sé, decise di lasciare la Spagna. Si imbarcò per il Perù, dove giunse alla fine del 1561.
Stabilitosi a Lima, ottenne una cattedra di teologia all’Università di San Marcos, della quale fu anche rettore. In seguito divenne priore del convento domenicano di Santo Domingo.L’arcivescovo Jerónimo de Loaysa, che lo stimava profondamente, lo propose come vescovo coadiutore della diocesi. In questi anni, oltre a predicare e insegnare, si segnalò come esorcista nel celebre caso di María Pizarro, nipote del celebre conquistador. Chiamato a testimoniare nel processo inquisitoriale contro costei, il 9 ottobre 1571, fece dichiarazioni visionarie che segnarono l’inizio della sua rovina.
Lo svelarsi di un profeta: conseguenti processo e condanna
Nella sua testimonianza, fray Francisco delineò un messaggio apocalittico e messianico: profetizzò la distruzione della Chiesa romana e della monarchia spagnola e l’avvento di una nuova età dello Spirito in cui il centro della cristianità si sarebbe spostato nel Nuovo Mondo. Egli stesso, disse, sarebbe stato il papa e re del Perù, fondatore di una comunità di giustizia e uguaglianza in cui indigeni e spagnoli avrebbero vissuto da fratelli.
In un crescendo di rivelazioni, si proclamò “profeta di Dio”, eletto per guidare il popolo di Israele rinato nelle Indie. Interpretò i popoli andini come discendenti delle tribù di Israele, in particolare della stirpe di Giuda, e gli Incas come cavalieri biblici chiamati a restaurare il regno divino. Dichiarò inoltre che Dio gli aveva affidato la missione di capovolgere il mondo, instaurando un ordine in cui i potenti sarebbero stati abbassati e gli umili esaltati. Nella sua visione millenaristica, le culture indigene apparivano come custodi di una religiosità autentica, più pura di quella corrotta dell’Europa cristiana.
Tali affermazioni, considerate sovversive e eretiche, lo portarono davanti al tribunale del Santo Uffizio di Lima. Fu accusato di oltre centotrenta capi d’imputazione: eresia, sedizione, falsa profezia e pratiche di magia. Il virrey Francisco de Toledo, ossessionato dal timore di rivolte indigene, interpretò le sue predicazioni come un possibile incitamento alla ribellione, tanto da ordinare la decapitazione dell’ultimo inca, Túpac Amaru I, per scongiurare ogni rischio di insurrezione.
Durante i lunghi anni di prigionia (1571–1578), il religioso cadde in stati di delirio e confusione mentale, aggravati dalle condizioni disumane della carcerazione. Il 13 aprile 1578, l’Inquisizione di Lima lo consegnò al braccio secolare e fu arso vivo.
Fortuna e memoria di un visionario
Fray Francisco de la Cruz rappresenta una delle personalità più enigmatiche e radicali del clero spagnolo nel Nuovo Mondo. Il suo pensiero, nutrito di attese escatologiche e di aspirazioni riformatrici, mirava a fondere l’annuncio evangelico con un ideale di giustizia universale. Nelle sue visioni, il Perù diveniva la nuova sede del popolo eletto, luogo di riconciliazione fra conquistatori e indigeni, destinato a sostituire la corruzione e la violenza del Vecchio Mondo.
Nel suo linguaggio febbrile si riflettono tanto l’eredità di Bartolomé de las Casas quanto l’eco delle correnti spiritualiste europee. La sua figura, condannata dall’Inquisizione e presto ridotta al silenzio, è rimasta come emblema del conflitto fra coscienza religiosa e autorità ecclesiastica. Visionario e ribelle, profetizzò un ordine fondato sull’uguaglianza e sull’abolizione dei vincoli imposti dal potere e dalla tradizione per certi versi anticipatore dei tempi: tale sogno infatti, secoli dopo, avrebbe trovato eco nelle teologie emancipatrici dell’America Latina.
Bibliografia
- Vidal Abril Castelló, Francisco de la Cruz. Inquisición-Actas, Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Madrid 1996.
- Antonio Fernández Luzón, Visionarios y místicos, in Ricardo García Cárcel (a cura di), Los olvidados de la historia, vol. II: Herejes, Círculo de Lectores, Barcelona 2004, pp. 337–378.
- Alain Milhou, De la destruction de l’Espagne à la destruction des Indes: histoire sacrée et combats idéologiques, in Marie-Cécile Benassy (a cura di), Études sur l’impact culturel du Nouveau Monde, L’Harmattan, Paris 1984.
- Michele Olivari, Milenarismo y política a fines del quinientos. Notas sobre algunos complots y conjuras en la monarquía hispánica, Ángel Vaca (a cura di), En pos del tercer milenio: apocalíptica, mesianismo, milenarismo e historia. Undécimas Jornadas de Estudios Históricos organizadas por el Departamento de Historia Medieval, Moderna y Contemporánea, Ediciones de la Universidad de Salamanca, Salamanca 1999, pp. 137-160.
- Isacio Pérez, Bartolomé de las Casas en el Perú. El espíritu lascasiano en la primera evangelización del imperio incaico: 1531-1573, Centro de Estudios Regionales Andinos Bartolomé de las Casas, Cuzco 1986.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]