Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francesco Ruffini (Lessolo, 10 aprile 1863 – Torino, 29 marzo 1934) è stato un giurista, storico del diritto e uomo politico italiano. Tra i maggiori studiosi del diritto ecclesiastico e della libertà religiosa in età contemporanea, fu professore e rettore dell'Università di Torino, senatore del Regno e ministro della Pubblica Istruzione nel governo Boselli. Negli anni del regime fascista assunse posizioni apertamente liberali e rifiutò nel 1931 il giuramento imposto ai professori universitari.

Formazione e carriera accademica
Nato a Lessolo, nel Canavese, nel 1863, Ruffini compì gli studi liceali a Ivrea e si laureò in Giurisprudenza a Torino nel 1886. Si specializzò in diritto canonico e storia del diritto, perfezionandosi in Germania presso l’Università di Lipsia sotto la guida di Emil Albert Friedberg.
Rientrato in Italia, ottenne la libera docenza nel 1890 e iniziò a insegnare a Pavia e Genova, dove divenne professore ordinario di storia del diritto nel 1898. Nel 1899 fu chiamato all’Università di Torino, dove insegnò prima storia del diritto e dal 1909 diritto ecclesiastico. Fu preside della Facoltà di Giurisprudenza (1904-1907) e rettore dell’Ateneo torinese (1910-1913).
Attività scientifica
L’attività di ricerca di Ruffini si sviluppò lungo due principali linee di indagine: la storia del diritto canonico e la riflessione sul concetto di libertà religiosa. Nella prima fase della sua produzione, con studi come L’actio spolii (1889) e La rappresentanza giuridica delle parrocchie (1896), applicò il metodo storico-giuridico di matrice tedesca allo studio delle istituzioni ecclesiastiche.
Con La libertà religiosa. Storia dell’idea (1901) e La libertà religiosa come diritto pubblico soggettivo (1924), sviluppò un’elaborazione sistematica della libertà di coscienza come fondamento del diritto pubblico moderno, collocandosi nella tradizione del liberalismo giuridico europeo. In Diritti di libertà (1926) analizzò i diritti individuali come garanzie contro l’arbitrio del potere politico.
Negli anni successivi affrontò anche temi di storia religiosa e letteraria, come dimostra La vita religiosa di Alessandro Manzoni (1931), frutto di un interesse per la dimensione morale e culturale del cristianesimo moderno.
Ruffini e gli eretici italiani del Cinquecento
Nei suoi corsi e nei saggi dedicati alla formazione storica della libertà religiosa, Ruffini riservò particolare attenzione al caso italiano del XVI secolo. Considerava le vicende degli eretici italiani del Cinquecento – da Bernardino Ochino a Lelio e Fausto Sozzini, da Pietro Carnesecchi a Francesco Stancaro – come un momento cruciale della storia europea della coscienza individuale. Pur mantenendo una prospettiva giuridica e non confessionale, sottolineava come la repressione inquisitoriale avesse interrotto un possibile sviluppo del pensiero riformato in Italia e con esso una precoce forma di pluralismo religioso. Questa interpretazione, fondata su un approccio storico-giuridico più che teologico, collocava Ruffini tra gli studiosi laici che, all’inizio del Novecento, contribuirono a restituire dignità storica agli eretici italiani come protagonisti della storia della libertà di coscienza.
L’impegno politico e istituzionale
Nominato senatore del Regno nel dicembre 1914, Ruffini fu ministro della Pubblica Istruzione nel governo Boselli (giugno 1916 – ottobre 1917), impegnandosi nel mantenimento delle attività scolastiche e universitarie durante il conflitto mondiale. Partecipò inoltre ai lavori della Commissione internazionale per la cooperazione intellettuale della Società delle Nazioni (1922-1925), occupandosi di diritto d’autore e tutela delle opere dell’ingegno.
Posizioni liberali e opposizione al fascismo
Ruffini mantenne una posizione liberale e laica, contraria sia al clericalismo sia alle tendenze autoritarie del primo dopoguerra. Nel 1925 aderì al Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce.
Nel 1928 subì un’aggressione da parte di studenti fascisti all’interno dell’Università di Torino. L’anno seguente fu tra i pochi senatori che votarono contro la ratifica dei Patti Lateranensi, motivando il voto con la difesa dell’autonomia dello Stato rispetto alla Chiesa. Nel 1931, insieme al figlio Edoardo, rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al regime imposto ai professori universitari, perdendo di conseguenza la cattedra. Morì a Torino nel marzo 1934.
Eredità e fortuna
L’opera di Ruffini esercitò notevole influenza sulla cultura giuridica italiana, in particolare negli studi di diritto ecclesiastico e nella definizione del principio di libertà religiosa. Dopo il 1945 i suoi scritti furono ripubblicati e discussi in relazione alla nuova riflessione costituzionale sul rapporto fra Stato e confessioni religiose. Diritti di libertà fu riproposto nel 1946 con introduzione di Piero Calamandrei, e le sue posizioni furono riprese da studiosi come Arturo Carlo Jemolo e Mario Falco.
La storiografia più recente ha riconsiderato la sua figura all’interno del contesto del liberalismo giuridico italiano e del dibattito europeo sulla libertà di coscienza.
Opere principali
- L’actio spolii. Studio storico-giuridico, Fratelli Bocca, Torino, 1889.
- La rappresentanza giuridica delle parrocchie, UTET, Torino 1896.
- La libertà religiosa, I: Storia dell’idea, Fratelli Bocca, Torino 1901 (riedita da Feltrinelli, Milano 1967).
- La giovinezza del conte di Cavour. Saggi storici secondo lettere e documenti inediti, Fratelli Bocca, Torino 1912.
- La libertà religiosa come diritto pubblico subiettivo, Fratelli Bocca, Torino 1924 (riedita da Il Mulino, Bologna 1992).
- Diritti di libertà, P. Gobetti, Torino 1926 (2ª ed. con introd. di P. Calamandrei, La Nuova Italia Firenze 1946; riedito da Edizioni di Storia e Letteratura, con postfazione di Mario Dogliani, Roma 2012).
- La vita religiosa di Alessandro Manzoni : con documenti inediti, ritratti, vedute e facsimili, Laterza, Bari 1931.
- Francesco Stancaro: contributo alla storia della Riforma in Italia, Edizioni di Religio, Roma 1935.
- Studi sul giansenismo, a cura di Ernesto Codignola, La Nuova Italia, Firenze 1943.
- Studi sui riformatori italiani, a cura di Arnaldo Bertola, Luigi Firpo, Edoardo Ruffini, Ramella, Torino 1953.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]