Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Catterina Manola, detta la Cagna Corsa (in quanto originaria della Corsica) fu una mendicante attiva nell’area di Rapallo e San Pietro di Novella, processata per stregoneria nel 1630. Nota nelle fonti come "Catterina, ossia Manola, detta la Cagna Corsa", fu arrestata su iniziativa del capitano di Rapallo Emmanuele dei signori di Passano, in seguito a una serie di accuse popolari che la indicavano come responsabile della morte improvvisa di bambini che sarebbero stati da lei maleficiati.
Il procedimento si fondò esclusivamente su testimonianze indiziarie, basate su sospetti, voci pubbliche e narrazioni tipiche dell’immaginario stregonesco (richieste di cibo negate, sguardi ritenuti malefici, segni sul corpo dei neonati, coincidenze simboliche). Le deposizioni richiamavano in modo evidente le caratteristiche classiche della stregoneria diabolica, senza che emergessero prove materiali o confessioni dell’imputata.
Il processo, istruito a livello locale, fu trasmesso al Senato di Genova, che il 30 agosto 1630 scrisse quanto segue al capitano di Rapallo: "Si sono viste le informazioni da voi prese contro la Cattarina detta la Cagna corsa inviateci con la vostra del 12. Vi diciamo che restando il suo delitto soggetto allo Statuto criminale Cap.10 sotto la Rubrica De Veneficiis, tirate innanzi questa causa terminandola con giustizia".
Le fonti tarde danno per certa una condanna al rogo a Genova, ma tale esito, per quanto plausibile, non è documentato da atti processuali coevi e resta pertanto incerto.
Bibliografia
- Arturo Ferretto, Il processo di una strega rapallese, in "Il Mare" , 5 giugno 1909.
- Pietro Vayra, Le streghe del Canavese, o Due processi dell’Inquisizione [1871], Lions Club Alto Canavese, San Giorgio Canavese 2004.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]