Riccardi, Bertino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Bertino Riccardi (Vercelli, data di nascita sconosciuta – Roma, 28 aprile 1587) è stato un fratello laico della Congregazione dell’Oratorio, di cui è noto un viaggio compiuto in Terrasanta; a causarne la morte fu un violento attacco di febbre, ma l’intervento di Filippo Neri, ritenuto miracoloso dai padri della Vallicella, lo fece rinsavire nelle ultime ore di vita e tale episodio diventò in seguito rilevante materia agiografica nelle mani di Antonio Gallonio, biografo del Santo.

Biografia

Bertino Riccardi era originario di Vercelli, ma la sua data di nascita è ignota. Giunto a Roma, conobbe Filippo Neri e iniziò a frequentare la comunità oratoriana. Entrò definitivamente in Congregazione nel 1578 – ma «già maturo d’anni» come fa osservare Antonio Cistellini, storico dell’Oratorio – con l’incarico di approvvigionatore di casa, occupandosi in particolare delle provviste per la cucina1. A quel tempo gli esercizi spirituali dell’Oratorio erano già stati trasferiti da S. Giovanni dei Fiorentini a S. Maria in Vallicella, sede definitiva dei padri filippini. Il 15 luglio 1575 Gregorio XIII aveva infatti assegnato all’Oratorio di Filippo Neri, con la Bolla Copiosus in misericordia Deus, la piccola chiesa della Vallicella, che necessitava di radicali interventi di ricostruzione e ristrutturazione. Il 3 febbraio 1577 Alessandro de’ Medici celebrava la prima messa alla Chiesa Nuova; il 15 marzo dello stesso anno si svolse l’assemblea inaugurale dei padri dell’Oratorio, a cui la Bolla di fondazione riconosceva ampia facoltà di emettere statuti. Di lì a poco, l’8 maggio, padre Filippo fu eletto preposito generale della nascente Congregazione2.
Riguardo a Bertino Riccardi, le cronache filippine accennano a quasi un decennio di devota militanza nell’Oratorio. Negli affari della casa il vercellese spesso supportava Antonio Sala, primo fratello laico a entrare nel 1570 in Congregazione, e analogamente al maggiordomo bolognese restò aggregato alla comunità romana come semplice laico, pagando la sua contribuzione mensile al pari degli altri padri. Amante della contemplazione e considerato da tutti uomo buono e pio, in particolare da Francesco Maria Tarugi a cui era molto caro, Riccardi andò in pellegrinaggio in Terrasanta entro l’anno 1583 e di questo suo viaggio stese una minuziosa relazione rimasta inedita in Vallicelliana3. Nel novembre del 1586, reduce da una malattia e in via di guarigione, accusava ancora qualche malanno e in comunità non poteva più occuparsi come prima delle varie faccende perché faticava a fare le scale, «oltre che tra il spendere, e per la casa, et affittare e riscuotere le sue casette, appena gli resta tempo di udire la messa, da che al servire non è atto, sebbene ci ha provato molte volte»4.
Nel mese di aprile dell’anno seguente Bertino Riccardi si ammalò gravemente di febbre e le sue condizioni peggiorarono a tal punto da fargli perdere il senno. Si era già confessato e aveva preso la comunione, senza tuttavia poter fare testamento. Filippo Neri visitò l’infermo e dopo le consuete preghiere lo fece ritornare in sé per farlo morire con i sacramenti. I padri filippini chiamarono prontamente Francesco Giacomo Belgio, che negli anni dal 1587 al 1601 figurava effettivamente tra i notai roganti del Tribunale dell’Auditor Camerae. Nel testamento rogato il 25 aprile 1587 Riccardi lasciò alla Congregazione oratoriana sette casette ubicate a Borgo Pio5. Dopo aver fatto testamento, si aggravò e «ritornò fernetico». Ricevuta l’unzione degli infermi e la benedizione di padre Filippo, il vercellese morì il 28 aprile. La sua morte è registrata in questa data nella Vita di San Filippo Neri di Antonio Gallonio, che presentò la dipartita del fratello filippino con evidente enfasi agiografica:

Di questo medesimo anno mille cinquecento ottanta sette Bertino Riccardi da Vercelli, che novellamente era entrato alla Congregatione, cadè d’Aprile infermo di febre tanto maligna, che uscì quasi in un subito, e nel principio del male fuori di sé, e parlava come fernetico, né la rigidezza del male punto si diminuiva, né il senno gli ritornava; per la qual cosa appressandosi doppo alcuni giorni il termine della sua vita, e venendo a morte senza havere acconciati i fatti suoi, e senza haver avuto i sagramenti, ancorché si fusse confessato e comunicato il dì medesimo che si pose a letto, fu fatto intendere al Beato Padre, il quale venuto incontinente a visitarlo, cosa mirabile! Fatta oratione secondo l’usanza per lui, ritornò egli di subito, e perfettamente alla sua mente come se mai non havesse avuta quella infermità; si confessò da esso Beato Padre, si comunicò; e poco appresso chiamato il notaio, che fu Francesco Belgio, fece il testamento, il quale compiuto ritornò in fernetico come era in prima, e in questo essere perseverando, non molto doppo l’havere avuto l’olio santo, e la raccomandatione dell’anima, si riposò in pace il dì ventesimo ottavo d’Aprile6.

La biografia di Bertino Riccardi fu raccolta da Paolo Aringhi nelle Vite e detti de’ padri e fratelli della Congregatione dell’Oratorio, da ritenersi fonte di peculiare rilievo per la storia della Congregazione filippina dei secoli XVI e XVII7. Aringhi costituì poi la fonte privilegiata del domenicano Giacomo Ricci, autore di una Breve notizia di alcuni compagni di S. Filippo inserita in appendice alla sua riedizione ampliata della Vita di S. Filippo Neri dell’oratoriano Pier Giacomo Bacci, la cui princeps vide la luce nel 1622, ma quello stesso anno fu riedita «con nuove aggiuntioni dall’istesso autore», per poi conoscere successivamente continui ampliamenti e rimaneggiamenti8.

Fonti e bibliografia

  • Paolo Aringhi (et alii), Le vite e detti de’ padri e fratelli della Congregatione dell’Oratorio. Da s. Filippo Neri fondata nella chiesa di S. Maria in Vallicella …, 3 v., BVR, mss. O 58, O 59, O 60: ms. O 60, f. 233.
  • [Paolo Aringhi], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregazione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della detta Congregatione e da Altri, 2 v., editi e annotati da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018-2020 (i 2 volumi finora usciti corrispondono alla prima delle tre parti dell’opera).
  • Pietro Giacomo Bacci, Vita di S. Filippo Neri fiorentino fondatore della Congregatione dell’Oratorio … Hor’accresciuta di molti fatti e detti dell’istesso Santo, cavati da i Processi della sua canonizatione. Con l’aggiunta d’una breve notitia di alcuni suoi compagni. Per opera del m. rev. p. maestro f. Giacomo Ricci dell’ordine di S. Domenico, in Roma, appresso Francesco Tizzoni, 1672.
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989, vol. III, p. 2395 (Indice dei nomi di persona).
  • Antonio Gallonio, Vita di San Filippo Neri, pubblicata per la prima volta nel 1601. Edizione critica a cura dell’Oratorio Secolare di S. Filippo Neri di Roma, a celebrazione del IV centenario della morte del Santo, con introduzione e note di Maria Teresa Bonadonna Russo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 1995, pp. 229-230 e note.
  • Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963], vol. II, pp. 256-257 e nota 1526; vol. III, p. 167; vol. IV, p. 227, nota 1526.

Voci correlate

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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