Carranza, Bartolomé

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Bartolomé Carranza de Miranda (Miranda de Arga, Navarra, 1503 – Roma, 2 maggio 1576) fu uno dei più importanti teologi spagnoli del XVI secolo e arcivescovo di Toledo. Figura eminente per cultura e prestigio, la sua memoria è rimasta segnata dal lunghissimo processo inquisitoriale che lo colpì, protrattosi per diciassette anni e conclusosi solo pochi giorni prima della sua morte.

Biografia

Nato in una famiglia di piccola nobiltà, con radici in parte basche, rimase presto orfano di madre e fu allevato e sostenuto nello studio dal prozio Sancho Carranza, canonico e professore di teologia a Alcalá de Henares. Dopo aver compiuto gli studi di arti liberali presso il collegio di Sant'Eugenio, nel 1520 decise di entrare nei domenicani, scelta che sorprese i suoi familiari e lo mise su un percorso di severa disciplina intellettuale e religiosa. Dal 1525 studiò e insegnò al Colegio de San Gregorio di Valladolid, dove maturò una solida formazione tomista, temperata da un interesse, non privo di ambiguità, per Erasmo e per la riscoperta della Chiesa primitiva. Già negli anni Trenta collaborò con l’Inquisizione come censore di libri sospetti, acquisendo una conoscenza diretta delle controversie dottrinali che in seguito lo avrebbero travolto.

Nel 1539 ottenne a Roma il titolo di Maestro in Sacra Teologia, ricevuto solennemente a Santa Maria sopra Minerva, sotto gli occhi di Gian Pietro Carafa, futuro Paolo IV, che suo acerrimo avversario. Tornato in Spagna, si distinse per la predicazione austera e per l’impegno sociale, come durante l’epidemia di peste del 1540 a Valladolid, quando si adoperò per i malati. Divenne rapidamente una figura di rilievo dell’Ordine: reggente di teologia, predicatore ascoltatissimo, consigliere spirituale. Predicava un cristianesimo biblico, paolino, centrato sulla fede personale e la conversione interiore, senza che ciò lo distogliesse dall’attenzione ai pericoli derivanti dalla diffusione di eresia ed eterodossia.

Carlo V lo volle tra i teologi imperiali al Concilio di Trento, dove partecipò a più fasi dei lavori (1545-47 e 1551-52), pronunciando sermoni che segnarono i dibattiti sulla giustificazione e sulla messa. Pubblicò in quegli anni opere di peso: le Quatuor controversiae (1546-47), dedicate all’autorità della Scrittura e della tradizione, ai rapporti tra papi e concili, alla residenza dei vescovi; e il trattato De necessaria residentia episcoporum, che divenne bandiera dei riformatori cattolici.

La sua carriera proseguì con incarichi di governo nell’Ordine e poi, a partire dal 1554, con un ruolo decisivo in Inghilterra, dove accompagnò Filippo II e Maria Tudor nel tentativo di riportare il regno all’obbedienza romana. A Londra ebbe stretti rapporti con il cardinale Reginald Pole, partecipò al sinodo del clero inglese e ricevette l’incarico di redigere un catechismo per i parroci: i Comentarios sobre el Catechismo christiano, stampati ad Anversa nel 1558. Fu questo libro, concepito per un contesto diverso, che divenne l’arma principale dei suoi avversari.

Nello stesso 1558 Filippo II lo impose come arcivescovo di Toledo, sede prestigiosa e delicata. Carranza cominciò il ministero con energia, visitando parrocchie, riformando capitolo e curia, imponendo la residenza ai parroci, distribuendo largamente elemosine. Ma la sua azione pastorale durò solo pochi mesi. Il 22 agosto 1559, mentre si trovava a Torrelaguna, fu arrestato per ordine dell’Inquisizione e condotto a Valladolid.

Il processo che seguì fu tra i più complessi della storia moderna. Alla base vi erano le accuse del generale inquisitore Fernando de Valdés e le censure di Melchor Cano, domenicano e rivale accademico, che giudicò i Comentarios “in rigore”, isolando frasi dal contesto e attribuendo al testo più di cento proposizioni sospette di luteranesimo e di alumbradismo. Carranza tentò invano di correggere o ritirare i passi incriminati. Nel 1560 riuscì a far ricusare Valdés per inimicizia personale, ma l’ostilità dell’Inquisizione non si attenuò. Dopo anni di procedure e dilazioni, il processo fu trasferito a Roma nel 1566, dove Carranza rimase prigioniero a Castel Sant’Angelo fino al 1576.

I papi successivi seguirono la causa con esitazioni. Pio IV sembrò incline a un esito favorevole, l'intransigente Pio V volle esaminarla personalmente ma morì prima di concludere. Fu Gregorio XIII, nel 1576, a chiudere la vicenda con una sentenza di compromesso: Carranza veniva dichiarato “vehementer suspectus” di eresia e obbligato ad abiurare alcune proposizioni, ma non deposto definitivamente dalla sede di Toledo. Liberato alla vigilia della Settimana Santa, si ritirò presso i domenicani della Minerva, dove morì pochi giorni dopo, il 2 maggio 1576. Il papa in persona scrisse l’epitaffio della sua tomba, lodandone virtù, dottrina e carità.

La sua figura rimase controversa. Per gli oppositori dell’Inquisizione fu vittima dell’intolleranza; per i difensori dell’ortodossia un prelato traviato da influenze protestanti. Gli studi di José Ignacio Tellechea Idígoras e di altri storici hanno restituito l’immagine di un teologo profondamente cattolico, animato da sincero spirito riformatore e da un cristocentrismo radicale, la cui sorte fu decisa più da rivalità personali e calcoli politici che da vere derive dottrinali. Il caso Carranza resta uno degli episodi emblematici della tensione tra rinnovamento e repressione nella Chiesa cattolica del secondo Cinquecento.

Bibliografia

  • José Ignacio Tellechea Idigoras, Fray Bartolomé Carranza. Documentos históricos, voll. I–VII, Real Academia de la historia, Madrid 1962–1994.
  • José Ignacio Tellechea Idigoras, Fray Bartolomé Carranza y el cardenal Pole: un navarro en la restauración católica de Inglaterra (1554–1558), Diputación foral de Navarra, Pamplona 1977.
  • José Ignacio Tellechea Idigoras, Fray Bartolomé Carranza de Miranda (Investigaciones históricas), Gobierno de Navarra, Pamplona 2002.
  • José Ignacio Tellechea Idigoras, El arzobispo Carranza. “Tiempos recios”, Publicaciones Universidad Pontificia – Fundación universitaria española, Salamanca, voll. I–IV, 2003–2008.

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013-2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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