Medrano, Antonio de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Díez Hurtado de Medrano (Navarrete, 1486 – post 1544) è stato un chierico, figura irregolare dell’alumbradismo castigliano, più volte processato dall’Inquisizione tra gli anni Venti e Trenta deCinquecento.

Figlio di un converso, il bachiller Pedro Díez, adottò il cognome materno per favorire l’integrazione sociale e attenuare l’esposizione legata all’origine familiare. Studiò diritto canonico all’Università di Salamanca e intraprese successivamente lo studio dei Padri della Chiesa, entrando in contatto con ambienti di rinnovamento spirituale e con circoli sensibili a forme di religiosità non rigidamente istituzionali. Intorno al 1516 divenne uno dei principali sostenitori della beata Francisca Hernández, assumendo un ruolo attivo all’interno del gruppo di devoti che ne riconoscevano il carisma profetico e inserendosi così nel circuito di esperienze mistiche e carismatiche che la repressione inquisitoriale avrebbe presto ricondotto sotto l’etichetta di alumbradismo.

La sua vita fu segnata da una lunga serie di procedimenti giudiziari, avviati in ambiti giurisdizionali diversi e spesso riattivati sulla base di accuse precedenti. Coinvolto nel processo inquisitoriale contro Francisca Hernández (1519–1520), fu sottoposto a divieti di residenza e di contatto con la beata, prescrizioni che miravano a spezzare i legami all’interno del gruppo devozionale a lei legato e che Medrano non sempre rispettò. Nuove accuse seguirono a Salamanca nel 1524, nell’ambito della giurisdizione episcopale, e poi davanti al tribunale inquisitoriale di Calahorra tra il 1526 e il 1527, dove fu condannato all’abiura de levi, a pene pecuniarie e a severe limitazioni dell’attività pastorale, tra cui il divieto di predicare e di esercitare funzioni spirituali in contesti non strettamente controllati.
Il processo decisivo fu avviato a Toledo nel 1530: il fiscal Diego Ortiz de Angulo lo accusò di alumbradismo, epicureismo, antisacramentalismo e di relazioni spirituali e affettive giudicate scandalose. Dopo il ricorso alla tortura, la sentenza del 1532 lo condannò all’abiura de vehementi, alla sospensione dal sacerdozio, alla reclusione perpetua in monastero e a ulteriori pene spirituali e pecuniarie.

Confinato infine a Navarrete, anche grazie all’intercessione di potenti protettori locali, Medrano trascorse gli ultimi anni in una condizione di sorveglianza attenuata, senza più ricoprire ruoli pubblici di rilievo. La sua figura scompare progressivamente dalle fonti dopo la metà degli anni Quaranta del Cinquecento, pur ricomparendo episodicamente in documentazione notarile, segno di una reintegrazione solo parziale nella vita civile. Medrano rappresenta un caso emblematico di dissenso religioso fluido e non sistematico, collocato all’incrocio tra spiritualità medievale, riformismo cisneriano, erasmismo e prime forme di illuminismo religioso; un profilo la cui coerenza dottrinale fu in larga misura costruita e irrigidita a posteriori attraverso il linguaggio processuale e le categorie classificatorie dell’Inquisizione.

Bibliografia essenziale

  • Javier Pérez Escohotado, Proceso inquisitorial contra el bachiller Antonio de Medrano (Logroño, 1526-Calahorra, 1527) Instituto de Estudios Riojanos, Logroño 1988
  • Javier Pérez Escohotado, Antonio de Medrano, alumbrado epicúreo. Proceso inquisitorial (Toledo, 1530), Verbum, Madrid 2003.
  • Ángela Selke, El caso del bachiller Medrano, iluminado epicúreo del siglo XVI, in "Bulletin Hispanique", LXVIII, 1956, pp. 393-420.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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