Ambrogio da Messina (soldato, XVI sec.)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


Ambrogio da Messina è stato un soldato convertitosi al calvinismo e perseguitato dall'Inquisizione spagnola.

Come si evince dal suo processo presso l'Inquisizione di Toledo del 1568-1569, nacque attorno al 1533-1534 ad Agrigento, dove il padre, originario di Messina, si era trasferito per lavorare la terra. A 16 anni lasciò il lavoro nei campi, a cui era stato avviato, per arruolarsi come soldato nell'esercito di Filippo II. Dalla Sicilia, al seguito del capitano che lo aveva arruolato, fu trasferito in Piemonte e poi in Lombardia. La truppa di cui faceva parte fu quindi inviata in Francia nel 1567 per combattere contro gli ugonotti. Dopo la pace di Long-Jumeau (23 marzo 1568), ottenuta la licenza, viaggiò alla volta della Spagna, fermandosi prima a Saragozza e poi a Madrid. Qui conobbe un soldato francese che lo mise in contatto con Joan Salazar, domestico di Ruy Gómez de Silva, principe di Eboli. Svuotando le sue cose in casa di quest'ultimo, gli furono trovati tre libri, di cui due del gesuita Antonio Possevino, persecutore di valdesi e calvinistu e propagandista anti-ereticale, e uno proibito, Le Recueil de plusieurs personnes, qui ont constamment enduré la mort, pour le nom du Seigneur (Ginevra, 1556), terza edizione del Livre des Martyrs di Jean Crespin. Per questo fu denunciato all'Inquisizione. Il processo contro di lui fu condotto dall'Inquisitore di Toledo Francisco de Soto y Salazar, membro della Suprema e consigliere fidato di Filippo II. Ambrogio confessò di aver ricevuto il libro di Jean Crespin a Lione, poco prima di partire per la Spagna, da un soldato italiano di nome Francesco Laneti, che gli aveva suggerito di portarselo dietro. Il possesso di libri, e in particolare di un libro proibito, da parte di un soldato analfabeta, era un elemento anomalo. Ma il caso di Ambrogio di Messina può essere visto come un esempio della strategia di propaganda calvinista. Come emerge dal processo, Ambrogio soggiornò sette mesi a Lione e qui entrò in contatto con il calvinismo. Francesco Laneti, che gli diede il libro di Crespin, consigliandolo a portarselo dietro in Spagna, doveva fidarsi ormai abbastanza di lui e il preannunciato viaggio del soldato spagnolo in Spagna era un'occasione da sfruttare per propagare le idee religiose di cui il libro era il tramite.

Bibliografia

  • Salvatore Caponetto, Il calvinismo del Mediterraneo, Claudiana, Torino 1996, pp. 79 sgg.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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