Ruiz de Virués, Alonso

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alonso (Alfonso) Ruiz de Virués (Olmedo, 1493 – Agüimes/Telde, 19 gennaio 1545) è stato un benedettino, umanista ed erasmista spagnolo; fu vescovo delle Isole Canarie (1538–1545). Formatosi tra Burgos e Salamanca, fu predicatore ascoltato negli ambienti di corte e figura di spicco dell'erasmismo spagnolo. Colpito dalla persecuzione inquisitoriale, subì un lungo procedimento davanti al tribunale di Siviglia; la sentenza (abjuratio de levi con pene accessorie) fu neutralizzata da un breve pontificio ottenuto su pressione di Carlo V, cui seguì la nomina episcopale alle Canarie.

Origini e formazione

Figlio di Alonso Ruiz e Juana de Virués, entrò nel monastero benedettino di San Juan de Burgos nel 1508; proseguì gli studi nella Congregazione di San Benito di Valladolid e insegnò teologia a Burgos, Valladolid e Salamanca. Fu priore di San Vicente (Salamanca) (1521–1524; 1531–1534) e primo abate riformato di San Zoilo a Carrión de los Condes (1534–1537). Predicò la quaresima a Toledo nel 1534 ed è attestato come predicatore imperiale già dal 1529. La sua erudizione comprendeva latino, greco, ebraico e anche il tedesco.
Una tradizione coeva e la pubblicistica successiva lo ricordano come predicatore e cappellano nella cerchia di Carlo V, con soggiorni in area tedesca e contatti diretti con i circoli riformatori.

Profilo erasmiano

Virués fu tra i volti più nitidi dell’erasmismo castigliano. Intrattenne corrispondenza con Erasmo (sono conservate cinque lettere) e gli inviò le proprie Collationes, oggi perdute. Alla Conferenza di Valladolid (1527) sostenne la legittimità di una critica testuale rigorosa, consigliando all’umanista prudenza verso gli ordini religiosi spagnoli.

Promosse inoltre la circolazione dei Colloquia: già dal 1526 a Burgos circolavano traduzioni manoscritte, cui seguì un’edizione ampia e anonima (Siviglia 1529, Juan Cromberger).

Processo inquisitoriale (Siviglia)

Dal 1533 il suo nome fu attenzionato dall'Inquisizione sulla scia della persecuzione contro Juan de Vergara. Depose nell’aprile 1534 e, tra dicembre 1534 e maggio 1538, fu detenuto nelle carceri dell’Inquisizione di Siviglia. Il suo processo si concluse con un'abiura de levi (1537). Fu recluso in convento e gli fu sospeso temporaneamente il permesso di predicare. Su pressione di Carlo V, un breve papale del 29 maggio 1538 annullò gli effetti della sentenza e proibì future persecuzioni: un caso emblematico della frizione tra tutela imperiale e potere inquisitoriale negli anni trenta del XVI secolo.

Episcopato alle Canarie (1538–1545)

Designato il 12 agosto 1538 da papa Paolo III, prese possesso della diocesi il 27 marzo 1539. Le visite pastorali sistematiche, l’attenzione alla disciplina del clero e alla catechesi in un territorio composito segnano il suo breve governo. Morì il 19 gennaio 1545, tra Telde e la residenza di Agüimes
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Opere e ricezione

Delle Collationes resta solo traccia epistolare; della mediazione culturale di Virués si conservano invece le testimonianze sulle traduzioni/circolazione dei Colloquia e l’eco della predicazione. La letteratura moderna ne valorizza il ruolo nella rete erasmiana e alumbrada ispanica, capace di innestare il lessico del cristianesimo interiore in una grammatica monastica benedettina riformatrice dei costumi.

Bibliografia

  • Marcel Bataillon, Érasme et l'Espagne, texte établi par Daniel Devoto; edité par les soins de Charles Amiel, Droz, Genève 1991
  • Beltrán de Heredia, Documentos inéditos acerca del proceso del erasmista Alonso de Virués, in "Boletín de la biblioteca de Menéndez Pelayo", 27, 1935, pp. 242-257
  • John E. Longhurst, Luther’s Ghost in Spain (1517-1546), Coronado Press, Lawrence 1964.
  • T. Moral, Virues, Alfonso Ruiz de, in DHEE, vol. IV, pp. 2770-2771.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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