Trissino, Alessandro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


Alessandro Trissino (Vicenza, ca. 1523 - Cracovia?, 1609) è stato un nobile vicentino, perseguitato dall'Inquisizione ed esule religionis causa.

Figlio naturale di Giovanni Trissino, a sua volta fratello del noto umanista e letterato Gian Giorgio Trissino, apparteneva a una prestigiosissima famiglia dell'aristocrazia vicentina. La sua formazione giovanile fu influenzata dal cugino Giulio Trissino, che lo introdusse alla scuola del maestro eterodosso Fulvio Pellegrino Morato, attivo a Vicenza tra il 1532 e il 1539 come pubblico lettore. Importante per la formazione di Alessandro fu anche Francesco Malchiavelli, pubblico lettore a Vicenza dal 1545 al 1548, anch'egli eterodosso, che leggeva e commentava con gli allievi l'Institutio di Calvino.
Alessandro studiò altresì per alcuni anni diritto presso l'Università di Padova, ma senza laurearsi. A Padova non mancò di frequentare gli ambienti eterodossi e strinse amicizia con l'eterodosso pugliese Oddo Quarto, proprietario di terreni a Monselice e attivissimo propagatore della Riforma protestante in territorio veneziano.
Tra 1558 e 1561 fu nunzio della città di Vicenza a Venezia, dove strinse rapporti con vari patrizi veneziani eterodossi ed animò riunioni nelle quali si discuteva di questioni di fede. Alessandro, dotato di grandi capacità organizzative, oltre che molto affabile e socievole, aveva costruito una vasta rete di relazioni che coinvolgeva le comunità eterodosse di Venezia, Padova, Monselice, Vicenza, Rovigo. Fitta fu in questi anni la sua corrispondenza con Gian Battista Trento, suo ex compagno di studi, emigrato religionis causa a Ginevra nel 1557 e dedito al commercio di pellame, del quale smistava le comunicazioni alla rete delle comunità eterodosse. Gian Battista Trento forniva oltretutto libri proibiti a queste comunità e Alessandro Trissino ebbe occasione di ospitarlo nella villa di famiglia di Lanzé, nella campagna vicentina, luogo di aggregazione e discussione tra eterodossi.
Nel gennaio 1563 ad Alessandro furono intercettate a Como lettere compromettenti dirette a Lione, nascoste nella mercanzia dei fratelli Pellizzari, e fu quindi sottoposto a processo inquisitoriale da parte del Sant'Uffizio di Vicenza. In quel periodo risiedeva nella villa di famiglia a Cornedo Vicentino. Il suo primo interrogatorio avvenne il 15 marzo 1563. L'inizio del processo fu blando e Alessandro poté giustificarsi, adducendo motivi di salute. A partire dal 20 aprile 1563 gli inquisitori, pressati da Roma, procedettero in modo più risoluto ed Alessandro fu incarcerato e sottoposto a tortura. Riuscì a fuggire in modo rocambolesco il 31 maggio 1563 e si rifugiò a Chiavenna. Pochi giorni prima di questa fuga era stato decretato il trasferimento del suo processo da Vicenza a Venezia. Il fratello Francesco (desideroso di evitare un'onta alla famiglia) esortò Alessandro a rientrare e presentarsi al Sant'Uffizio di Venezia, che prorogò più volte il bando che lo invitava a comparire, ma inutilmente. Il 7 marzo 1564 Alessandro fu condannato in contumacia e scomunicato pubblicamente. Nel 1568 la sua effigie fu data alle fiamme davanti al duomo di Vicenza. A Chiavenna Alessandro proseguì con intensità la sua attività di propaganda filoprotestante e antiromana e nel 1570 divenne pastore. Il 20 luglio di quell'anno inviò ai compagni di fede in Italia l'opuscolo dal titolo Ragionamento della necessità di ritirarsi a vivere nella Chiesa visibile di Gesù Cristo lasciando il papesimo. Nel 1574 acquisì il titolo di borghese di Ginevra. Sull'ultima fase della sua vita le notizie sono estremamente scarse. Probabilmente morì nel 1609 nei pressi di Cracovia.

Bibliografia

  • Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, Claudiana, Torino 19972, p. 237-241.
  • Silvano Fornasa, Roghi alla vicentina. Diffusione e repressione della Riforma protestante ad Arzignano, Schio e Valdagno, in «Quaderni del Gruppo Storico Valle dell’Agno», anni 22-23, n° 41 (maggio 2018), pp. 5-35: p. 9.
  • Achille Olivieri, Alessandro Trissino e il movimento calvinista vicentino del Cinquecento, in "Rivista di Storia della Chiesa in Italia", XXI, fasc. 1, 1967, pp. 54-117.
  • Achille Olivieri, Riforma ed eresia a Vicenza nel Cinquecento, Herder, Roma 1992.
  • Chiara Quaranta, Trissino, Alessandro, in DBI, vol. 96 (2019).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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