Manni, Agostino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Agostino Manni (Cantiano, 1547/1548 – Roma, 25 novembre 1618), sacerdote della Congregazione dell’Oratorio e fedelissimo di Filippo Neri (di cui fu anche biografo), ha operato a stretto contatto con Cesare Baronio, Francesco Maria Tarugi, Giovan Francesco Bordini, Angelo Velli, Francesco Soto de Langa, Tommaso Bozio, Antonio Gallonio, Flaminio Ricci e altri padri della prima generazione, nel cui contesto viene ricordato particolarmente come confessore, direttore spirituale dei giovani, confortatore di infermi e condannati a morte; autore di numerose laudi, versi religiosi e scritti su vari argomenti densi di spiritualità filippina, è noto soprattutto per aver composto l’apprezzata Rappresentazione di anima et corpo, musicata da Emilio de’ Cavalieri.

Biografia

Era nato in data incerta, ma da collocarsi tra il 1547 e il 1548, a Cantiano, a quel tempo parte del Ducato d’Urbino. Suo padre si chiamava Camillo, la madre Caterina Conciola. Si potrebbe tuttavia propendere definitivamente per il 1547, tenuto conto di quanto si deduce dalle sue deposizioni processuali per Filippo Neri1. Dopo aver ultimato la formazione di base, Agostino Manni intraprese e portò a termine brillantemente gli studi universitari a Perugia, dove si era addottorato in giurisprudenza, senza peraltro precludersi i piaceri della vita, mostrandosi «sedotto più tosto dalle vanità et allegrie giovanili», come sottolinea il domenicano Giacomo Ricci nel suo ritratto cattolico-agiografico, che si riflette nel Compendio biografico di Giovanni Marciano2.
Agostino Manni si trasferì successivamente a Roma per dedicarsi con maggior profitto alla professione forense e nell’Urbe conobbe Filippo Neri, diventando presto suo penitente. Attratto dal carisma del prete fiorentino e conquistato dal fascino della sua parola, nell’ottobre del 1577 fece il suo ingresso a S. Maria della Vallicella, anche se l’accettazione definitiva avvenne con ogni probabilità nell’autunno dell’anno seguente. Già dal 15 luglio del 1575, con la Bolla Copiosus in misericordia Deus, Gregorio XIII aveva assegnato ai padri filippini la piccola chiesa della Vallicella, sede stabile della comunità, ove Cesare Baronio fissò nell’agosto del 1576 la propria dimora con l’amico Francesco Maria Tarugi. Il 3 febbraio 1577 Alessandro de’ Medici celebrava la Messa inaugurale alla Chiesa Nuova. Il 15 marzo dello stesso anno si svolse la prima assemblea dei padri dell’Oratorio, a cui la Bolla di fondazione riconosceva ampia facoltà di emettere statuti; l’8 maggio Filippo Neri fu eletto preposito generale3. Di questa stagione primaverile dell’Oratorio, Manni ha lasciato con accenti lirici un vivo ricordo in una sua memoria manoscritta, che costituisce una fonte preziosa sulla fisionomia assunta in quegli anni dalla nascente Congregazione e di cui si servì anche Marciano per sua stessa ammissione4.
Manni ricevette gli ordini minori il 14 marzo 1579 e il 19 marzo dell’anno seguente fu ordinato sacerdote5. Ben presto si mise in luce per le sue doti di predicatore e di raffinato poeta e scrittore, facendosi apprezzare non soltanto negli ambienti romani e curiali, ma anche al di fuori dell’Urbe. Nel primo scorcio del 1584 Carlo Borromeo, con il quale era in costante corrispondenza, gli concesse un permesso ufficiale per predicare nella diocesi ambrosiana, dove Manni si recò senza indugi nella primavera di quell’anno. In seno alla Congregazione fu chiamato a ricoprire diversi incarichi di governo e nel giugno del 1587 assunse l’ufficio di prefetto dell’Oratorio fino al 1593 e poi di nuovo dal 1596 al 1602; fu inoltre nominato prefetto del sodalizio dell’Assunta, a cui era affidato il compito dell’apostolato fra i giovani6. La salute cagionevole non gli consentì in seguito di assumere incarichi di maggiore responsabilità. Ciò nonostante, nel 1590 e nel 1593 era stato eletto per due mandati consecutivi padre deputato con il compito di assistere il preposito nel governo della Congregazione7.
Quando il cardinale Agostino Valier compose quasi di getto il Philippus, sive de christiana laetitia dialogus, vale a dire il Dialogo della gioia cristiana, che nella finzione letteraria si svolge il 16 agosto 1591, dunque pochi mesi prima della morte di Gregorio XIV, Agostino Manni faceva parte stabilmente dei padri della Chiesa Nuova. In tutto una quindicina di soggetti, alcuni dei quali già famosi o giudicati a buon diritto molto dotti: Cesare Baronio, Giovan Francesco Bordini, Alessandro e Germanico Fedeli, Angelo Velli, Francesco Soto de Langa, Tommaso Bozio, Pompeo Pateri, Giulio Savioli, Pietro Peracchione, Antonio Gallonio, Flaminio Ricci, Giovanni Matteo Ancina, Gian Francesco Bernardi e per l’appunto Manni. Due di essi, il romano Bordini (poi diventato nel 1598 arcivescovo di Avignone in sostituzione di Tarugi) e il sorano Baronio, padre della storiografia ecclesiastica, figurano tra gli autorevoli interlocutori del Dialogo del Valier, testimonianza esemplare della compattezza ideologica e della centralità dell’Oratorio nella vita intellettuale romana8.
Manni era assai ricercato come confessore, sia all’interno dell’Oratorio sia fuori. Tra i suoi penitenti ebbe, per esempio, Gaspare Brissio e Pietro Focile9, un alto prelato di rilievo come il cardinale Federico Borromeo (succedendo in questa circostanza a padre Filippo) e, tra i suoi confratelli, l’autorevole Baronio, a lui emotivamente molto vicino, poi divenuto anch’egli cardinale, confessore e consigliere di Clemente VIII, giunto a un passo dal soglio pontificio10. Ma a porsi sotto la sua direzione spirituale erano soprattutto le donne, specialmente di rango elevato: si possono qui ricordare Delia Moscaglia, Cassandra senese, Girolama Vasconi, Sigismonda Sermei e Tullia Animuccia11. Le sue parole di conforto, specialmente nei casi di grave malattia, erano particolarmente attese e ciò fece presto di lui un riferimento ricorrente della pedagogia oratoriana12.
Assai legato a Filippo Neri, Manni fu chiamato a deporre tre volte al suo processo di canonizzazione: la prima testimonianza risale all’1 settembre 1595, pochi mesi dopo la morte del Padre, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 maggio 1595; la seconda è dell’11 maggio 1606; la terza viene registrata il 28 marzo 161113. Del suo profondo legame con padre Filippo resta traccia in alcune operette manoscritte, visibilmente pervase di spiritualità filippina, che tra l’altro forniscono preziose notizie sulla vita del Santo, come i Pia instituta et spirituales exercitationes e il corposo scritto di carattere biografico De vita, virtutibus et gestis b. Philippi Nerii et instituto Congregationis Oratorii libri VIII, con diverse aggiunte da mani diverse, che gli può essere attribuito con buona approssimazione14.
All’ambiente romano dell’Oratorio e alla religiosità propria del Manni sono riconducibili altri suoi scritti come i Collectanea rerum spiritualium (BVR, ms. O 69), contenenti una sorta di ‘alfabeto spirituale’ e massime di vita cristiana, commenti a sentenze bibliche e preghiere, regole per la comprensione della Sacra Scrittura e norme per l’interpretazione delle visioni, gli Ascetica varia (BVR, mss. O 70 e O 71) e gli Ascetica varia cum carmine in fine (BVR, ms. O 81). Estremamente raffinato nell’uso della parola e buon versificatore, ebbe natura geniale e compose buona parte delle laudi spirituali e dei testi poetici di ambientazione filippina. La sua notorietà in questo ambito si deve soprattutto alla Rappresentazione di anima et corpo, composta per il Giubileo del 1600 e musicata da Emilio de’ Cavalieri, che costituisce il primo oratorio musicale eseguito nella chiesa della Vallicella. L’opera andò in scena più volte nel febbraio di quell’anno presso l’oratorio della Chiesa Nuova e l’esecuzione delle parti principali fu affidata a Dorisio Isorelli, interno alla comunità filippina15.
Negli anni immediatamente successivi alla scomparsa di padre Filippo, Agostino Manni lavorò con Tommaso Bozio alla stesura delle costituzioni della Congregazione, la cui elaborazione fu particolarmente lunga e travagliata. Va tuttavia osservato che lo stesso Padre fondatore aveva concepito l’Oratorio come uno strumento organizzativo essenzialmente flessibile, ossia come un processo in fieri piuttosto che un rigido ordinamento, ragion per cui Neri pensò bene di rinviare di anno in anno l’elaborazione delle attese costituzioni. Una prima bozza di regole era stata redatta nel 1583, frutto del lavoro comune portato avanti da Tarugi e Antonio Talpa; successivamente fu rivista da padre Filippo in persona e infine passata a Bordini per l’ultima revisione. La definitiva versione in latino, come la lessero i padri dell’Oratorio, recava il titolo di Compendium Constitutionum Congregationis Oratorii. Nel 1588 fu però elaborata una nuova bozza di statuti e dopo la morte del Neri, entro il 1597, se ne preparò addirittura una terza (il cui Proemio fu steso congiuntamente da Manni e Tommaso Bozio), prova evidente che nell’Oratorio era ancora in corso il confronto, non sempre sereno, su questi temi. In ogni caso, Agostino Manni ebbe un ruolo importante nell’elaborazione della successiva e definitiva versione delle costituzioni, approvata nel 1612 da Paolo V, che nell’intento di Pietro Consolini, fedelissimo del Santo, dovevano essere del tutto aderenti allo spirito di Filippo Neri16.
Nella comunità filippina Manni era considerato un esperto giurista, al pari di personalità del calibro di Tommaso Bozio, Cesare Baronio, Giovanni Battista Zazzara e Giacomo Volponi. In virtù della riconosciuta autorevolezza in utroque, Paolo V gli chiese di esaminare il caso del teologo francescano Bartolomeo Cambi da Saluzzo, passato dai Minori osservanti ai Minori riformati, autore di numerose opere spirituali, ma soprattutto predicatore e trascinatore di folle, di cui si era occupato con un certo imbarazzo anche il cardinale Baronio. Cambi era particolarmente noto per la violenza della sua predicazione antiebraica, esplosa a Mantova nell’agosto 1602, che aveva messo in allarme anche le sgomente autorità ecclesiastiche, all’inizio poco propense ad arginare la veemenza del «Padre Santo», come veniva chiamato dai contemporanei in segno di rispetto per la sua «santa vita»17. Quando Agostino Manni iniziò a occuparsi del suo caso, il frate francescano si trovava nel convento romano di San Francesco a Ripa, ancora in uno stato di semiprigionia a seguito dei tragici fatti mantovani. Dopo un attento esame del suo caso, il padre filippino espresse un parere positivo sulla sua ortodossia, mostrandosi invero più comprensivo dello stesso Baronio e chiudendo un occhio sulle note tirate apocalittiche e la singolarità delle penitenze. I due strinsero anche amicizia e una lettera del Manni, datata 6 febbraio 1610 e indicativa dell’orientamento a lui favorevole espresso dal prudente oratoriano, fu inserita a mo’ di prefazione nella Vita dell’anima del Cambi, pubblicata però soltanto quattro anni più tardi. La lettera del Manni, densa di benevola approvazione della sua produzione spirituale, è indirizzata a padre Vincenzo da Roma, che in questa circostanza gli aveva chiesto di visionare l’opera di Cambi per verificare «s’era cosa degna delle stampe»18].
Costretto all’inattività fin dall’aprile 1617, a seguito di una lunga malattia, Manni si spense a Roma il 25 novembre 161819. Fu sepolto in S. Maria in Vallicella, sotto l’altare maggiore, nella tomba dei padri oratoriani. Le sue disposizioni testamentarie indicavano la Congregazione come erede universale dei suoi beni, peraltro non cospicui, se si esclude il patrimonio librario. Il suo lascito comprendeva infatti circa 24 manoscritti e quasi 700 libri a stampa, che andarono a incrementare sensibilmente la consistenza della Vallicelliana20. Nel necrologio trascritto un secolo dopo da Pier Luigi Galletti, sulla scorta dei libri della Vallicella, si legge: «1618. 25 novem. † R. P. Augustinus Mannus pbr. Congregationis nostrae Cantiani in Umbria ortus piis parentibus vir apprime studiosus et divinis eloquiis egregie instructus compositis voluminibus refertis piis eruditionibus et laudibus spiritualibus ac piorum patrum sententiis ad alliciendos et informandos animos moribus commodis atque facilibus pro Christo aetatis suae anno (…) hora nona noctis cum dimidio in Domino quievit. VIII»21.
La biografia di Agostino Manni fu raccolta da Paolo Aringhi ed è rimasta fino a poco tempo fa inedita in Vallicelliana22. Aringhi fu poi fonte privilegiata di Giacomo Ricci, autore di una Breve notizia di alcuni compagni di S. Filippo che apparve in appendice alla nuova edizione «accresciuta» della Vita di S. Filippo Neri di Pier Giacomo Bacci, la cui prima stampa risale al 1622, ma quello stesso anno fu pubblicata «con nuove aggiuntioni dall’istesso autore» e in seguito periodicamente ampliata e rimaneggiata. La sostanziosa «aggiunta» del Ricci comprende nell’ordine i profili di Giovenale Ancina, Francesco Maria Tarugi, Cesare Baronio, Angelo Velli, Flaminio Ricci, Pietro Consolini, Alessandro Fedeli, Tommaso e Francesco Bozio (presentati insieme), Giulio Savioli, Antonio Gallonio, Giovanni Matteo Ancina, Agostino Manni e Nicolò Gigli. A seguire si trova un capitolo conclusivo dedicato ai più virtuosi tra i «fratelli laici contemporanei di S. Filippo», vale a dire Bernardino Corona (penitente del Neri e persona di fiducia del cardinale Sirleto), Giovan Battista Guerra (architetto ‘miracolato’ da padre Fippo), Battista Flores (detto da Silvio Antoniano ‘il Taciturno’), Taddeo Landi (devoto artigiano benvoluto da Baronio), Giuliano Maccaluffi (penitente di Angelo Velli), che fu al seguito di Clemente VIII durante la missione pontificia a Ferarra per la devoluzione del Ducato, Egidio Calvelli (anch’egli sotto la guida spirituale del Velli) e per finire un cuoco non bene identificato al servizio di padre Filippo23.

Opere

Agostino Manni pubblicò in vita un discreto numero di opere a stampa e lasciò numerosi altri scritti, alcuni dei quali già ricordati, che giacciono per lo più ancora inediti nell’Archivio romano dell’Oratorio e soprattutto in Vallicelliana24. Come si è detto, nella sua produzione poetica ha un particolare rilievo la Rappresentazione di anima et corpo, uno dei primissimi drammi «posti in musica per recitar cantando», che rappresenta il testo del più antico oratorio in volgare. L’opera, nonostante fosse apparsa nelle prime due edizioni in forma anonima, gli fu assegnata senza riserve da Paolo Aringhi e in ultima analisi l’attribuzione a Manni trova sicuro riscontro anche in altre fonti25.
Al padre filippino si devono, inoltre, gli Essercitii spirituali, strutturati in due parti distinte e concepiti come un vero e proprio manuale di spiritualità filippina. Nella prima parte dell’opera, stampata probabilmente già nel 1606 e poi riedita l’anno seguente in una forma ampliata, «si mostra un modo facile di fare fruttuosamente oratione a Dio et di pensare cose che principalmente appartengono alla salute, di acquistare il vero dolore de’ peccati e di fare una felice morte», in notevole anticipo su un classico dell’ascetica del primo Seicento come il De arte bene moriendi di Roberto Bellarmino26. Nella seconda parte «si mostra come si possa con i pensieri ordinati far presto, & sicuro profitto nella scienza della salute, & inalzare l’animo alla consideratione della grandezza maiestosa di Dio, & all’affetto del sommo bene»27. Nel complesso, l’opera ebbe un discreto successo editoriale, come si evince dalle successive edizioni: da quella romana del 1613, incrementata «con tre altri essercitii per diventar devoto della B. Vergine Maria madre di Dio», fino a quella stampata a Cuneo nel 170728.
Fra le opere a stampa occorre poi ricordare le Selectae historiae rerum memorabilium in Ecclesia Dei gestarum, un’ampia compilazione di carattere teologico ed erudito edita a Roma nel 1612. Il complesso lavoro, in ossequio al suo taglio enciclopedico, attingeva largamente alla storia antica e alla storia sacra, con occasionali incursioni nella letteratura agiografica, ma la sua pubblicazione si arrestò dopo la prima uscita29. Verso la fine della sua vita, Manni diede alle stampe una Raccolta di nuovi esercizi spirituali, uscita nel 1617 dai torchi di Giacomo Mascardi, e la Valle di gigli e rose, pubblicata postuma nel 1619 per iniziativa di Francesco Maggioli, ma il cui imprimatur, risalente al 18 agosto 1618, contribuisce a collocare l’iniziativa editoriale prima della morte dell’autore30. A Domenico Luchetti si deve infine la pubblicazione, nel secolo scorso, di un’antologia di componimenti poetici del Manni31.

Fonti e bibliografia

Opere digitalizzate

Fonti

  • Paolo Aringhi (et alii), Le vite e detti de’ padri e fratelli della Congregatione dell’Oratorio. Da s. Filippo Neri fondata nella chiesa di S. Maria in Vallicella …, 3 v., BVR, mss. O 58, O 59, O 60: ms. O 58, ff. 345-360v (biografia di Agostino Manni in due redazioni).
  • [Paolo Aringhi], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregazione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della detta Congregatione e da Altri, vol. I e II, edito e annotato da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018-2020 (i 2 volumi corrispondono alla prima delle tre parti dell’opera).
  • Mario Borrelli, Memorie baroniane dell’Oratorio di Napoli, in A Cesare Baronio. Scritti vari, a cura di Filippo Caraffa, Tipografia Editrice M. Pisani, Sora 1963, pp. 97-222.
  • Mario Borrelli, Le testimonianze baroniane dell’Oratorio di Napoli, Lithorapid, Napoli 1965, pp. 300, 494, 503, 531, 577, 587, 632, 795, 797, 798.
  • [Carlo Antonio de Rosa], Memorie degli scrittori filippini o siano della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri raccolte dal marchese di Villarosa, vol. I, Napoli, Stamperia Reale, 1837, p. 162 (voce «Manno, Agostino»).
  • Antonio Gallonio, Vita di San Filippo Neri, pubblicata per la prima volta nel 1601. Edizione critica a cura dell’Oratorio Secolare di S. Filippo Neri di Roma, a celebrazione del IV centenario della morte del Santo, con introduzione e note di Maria Teresa Bonadonna Russo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 1995, p. 384 (indice onomastico).
  • Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963], vol. IV, p. 355 (Indice generale).
  • Giovanni Marciano, Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio, nelle quali si dà ragguaglio della fondatione di ciascheduna delle Congregationi fin’hora erette, e de’ Soggetti più cospicui che in esse hanno fiorito, 5 v., in Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693-1702, vol. I, 1693, pp. 520-530 (lib. V, cap. VIII, «Compendio della vita del Padre Agostino Manni»).
  • Giacomo Ricci, Breve notizia di alcuni compagni di S. Filippo, in Vita di S. Filippo Neri fiorentino fondatore della Congregatione dell’Oratorio. Scritta già dal p. Pietro Giacomo Bacci prete dell’istessa Congregatione. Hor’accresciuta di molti fatti e detti dell’istesso Santo, cavati da i Processi della sua canonizatione. Con l’aggiunta d’una breve notitia di alcuni suoi compagni. Per opera del m. rev. p. maestro f. Giacomo Ricci dell’ordine di S. Domenico …, in Torino, per Bartolomeo Zappata, 1676 [I ed. Ricci: «in Roma, appresso Francesco Tizzoni, 1672»], II parte (numerazione propria), pp. 1-272: 230-244 («Del padre Agostino Manni»).
  • [Giacomo Ricci], Brevi notizie de’ padri Alessandro Fedeli, Angelo Velli, Tommaso e Francesco Bozio, Niccolo’ Gigli, Giulio Savioli, Antonio Gallonio, Agostino Manni, Flaminio Ricci, compagni di S. Filippo, in Torino, per Francesco Antonio Mairesse all’insegna di S. Teresa di Gesù, 1758.

Bibliografia

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  • Silvia Casolari, Allegorie nella Rappresentatione di Anima et di Corpo (1600): testo ed immagine, in “Rivista italiana di musicologia”, 33, 1998, pp. 7-40.
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989, vol. III, p. 2380 (Indice dei nomi di persona).
  • Daniele Valentino Filippi, Manni, Agostino, in DBI, vol. 69 (2007).
  • Daniele Valentino Filippi, Spiritualità, poesia, musica. Per ricomprendere le esperienze oratoriane del Cinque-Seicento, in “Annales Oratorii”, 3, 2004, pp. 91-137.
  • Giuseppe Finocchiaro, Vallicelliana segreta e pubblica. Fabiano Giustiniani e l’origine di una biblioteca ‘universale’, Olschki, Firenze 2011, pp. 45, 49, 105, 130.
  • Carlo Gasbarri, L’Oratorio romano dal Cinquecento al Novecento, Arti Grafiche D’Urso, Roma 1963 1962, pp. 151-152, 325.
  • Guglielmo Guglielmi, La vita e le opere del padre Agostino Manni, dell’Oratorio di S. Filippo Neri, nel 450° anno della sua nascita (1547-1997), presentazione a cura di p. Albino Varotti, University press, Bologna 1997.
  • Warren Kirkendale, Emilio De’ Cavalieri «gentiluomo romano»: His Life and Letters, His Role as Superintendent of all the Arts at the Medici Court, and His Musical Compositions, with addenda to «L’Aria di Fiorenza» and «The Court Musicians in Florence», Olschki, Firenze 2001, ad indicem (spec. pp. 245-251, 253).
  • Domenico Luchetti, Piccola biografia del p. Agostino Manni, cantianese, sacerdote dell’Oratorio di s. Maria in Vallicella a Roma, Tip. Oderisi, Gubbio 1938.
  • Arnaldo Morelli, Il Tempio Armonico. Musica nell’Oratorio dei Filippini in Roma (1575-1705), Laaber, Roma 1991, ad indicem.
  • Stefano Zen, Baronio e il suo tempo. Storia sacra, politica e religione nell’Europa moderna, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 2021, ad indicem.

Voci correlate

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2021

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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