Algieri, Pomponio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Pomponio Algieri o de Algerio (Nola, 1531 ca. - Roma, 19 agosto 1556) è stato un eretico condannato a morte dal Sant’Uffizio romano.

260px-Algerio.jpg

Biografia

Pomponio Algieri studente a Padova

Nacque a Nola attorno al 1531. Studente a Padova, meta universitaria di molti studenti del Regno di Napoli, viveva insieme al giurista Ippolito Craya di Veglia, a una certa Caterina piemontese (moglie di quest'ultimo), a un certo Giacomo Castrocucco, un altro studente napoletano, e un medico di nome Giacomo, anch'esso originario del Regno di Napoli, in un'abitazione nei pressi del Portello. Costoro, come risulta dal processo istruito a carico del Craya da parte del vescovo di Veglia Alberto Duimio, avevano formato un piccolo circolo intellettuale, che si cibava di letture comuni e contestava i precetti della Chiesa romana. Da un altro processo, istruito nel 1565 a carico del letterato Giovanni Andrea Ugoni, risulterebbe che Pomponio avesse dal canto suo una moglie: Ugoni infatti, tra i suoi conoscenti, cita un "Messer Cesare, procurator di cause", "maritato in una che era moglie del quondam Pomponio da Nola".
L'arresto di Pomponio avvene in casa del Craya, nel maggio 1555.

Il processo padovano

Algieri apparve ai suoi giudici come un giovane di circa 25 anni, con poca barba bionda. Sin dal primo interrogatorio, avvenuto il 29 maggio 1555 nel palazzo pretorio di Padova, presenti fra Girolamo Girello, inquisitore e maestro di sacra teologia, Gerardo Busdraghi, vicario del vescovo di Padova (cardinal Francesco Pisani), e al podestà di Padova Stefano Trevisan, negò l’autorità del papa, sostenendo essere Cristo l’unico capo della vera Chiesa, disse di considerare validi come sacramenti solo l’eucarestia e il battesimo e di non credere alla presenza reale del corpo di Cristo nell’ostia consacrata. I due interrogatori seguenti si svolsero il 17 e il 28 luglio 1555, presenti Girello, Busdraghi e il nuovo podestà di Padova Pietro Morosini, ribadendo in modo ancora più esplicito e senza turbamenti le proprie convinzioni. Nell’interrogatorio del 17 luglio Algieri dichiarò la sua adesione alla dottrina della giustificazione per sola fede luterana e biasimando le dottrine della Chiesa romana in proposito. Nell’ultimo interrogatorio si rifiutò di svelare i nomi dei compagni di fede; negò inoltre le dottrine del Purgatorio e dell’intercessione dei santi.

I dubbi veneziani sull'estradizione

Il 24 agosto 1555 papa Paolo IV, appena venuto a sapere del caso dello studente nolano, ne chiese l’estradizione a Roma. Il nunzio a Venezia Filippo Archinto, calorosamente esortato a nome del papa dal cardinal Carlo Carafa, esercitò le più vive pressioni sul governo veneziano in tal senso. Ma da parte veneziana sulle prime si temporeggiò, per la preoccupazione che la consegna del giovane nolano a Roma suscitasse il malcontento degli studenti padovani (in particolare di quelli stranieri, tra i quali c’erano molti protestanti). Pertanto il podestà di Padova, Pietro Morosini, di concerto con il capitanio Vincenzo Diedo, giudicò opportuno non procedere a sentenza alcuna contro l’Algerio, sperando che quest’ultimo “mediante il tormento delle pregioni havesse vogliuto lasciare questa sua ostinazione et forsi humor malencholico”.

Trasferimento e processo a Roma, martirio in piazza Navona

Alla fine, tuttavia, il Consiglio dei Dieci concesse l’estradizione (14 marzo 1556). La notizia, riportata a Roma dall’ambasciatore Bernardo Navagero, fu accolta da Paolo IV con grande soddisfazione. Algieri, tradotto a Roma, fu sottoposto ad un nuovo processo (i cui atti sono andati perduti), Rifiutatosi di abiurare, fu condannato a bruciare vivo come eretico impenitente. Il suo supplizio, avvenuto in piazza Navona il 19 agosto 1556, fu terribile: egli fu infatti bruciato vivo dentro una caldaia piena di olio, pece e trementina allestita a piazza Navona. L’esecuzione avvenne il 19 agosto 1556. Il suo caso destò una certa impressione, per la fermezza e la serenità con cui sopportò il carcere e affrontò il supplizio, notate negli avvisi diplomatici, e la propaganda protestante ne fece ben presto un martire.

Bibliografia

  • Benedetto Croce, Pomponio de Algerio, in Id., Aneddoti di varia letteratura, vol. II, Laterza, Bari 1953, pp. 52–57.
  • Giuseppe De Blasiis, Processo e supplizio di Pomponio de Algerio Nolano, in “Archivio storico per le province napoletane”, XIII, 1888, p. 569-614.
  • Carlo De Frede, Pomponio Algieri nella riforma religiosa del Cinquecento, Ferentino, Napoli 1972.
  • Carlo De Frede, Una notizia postuma su Pomponio Algieri e i costituti del suo processo padovano in "Campania sacra”, XXV, 1994, pp. 27-46.
  • Silvia Ferretto, Nuovi contributi su Pomponio Algieri. Le forme del dissenso ereticale nella Padova del Cinquecento, in “Studi Veneziani”, n.s., XLIX, 2005, pp. 129–155.
  • Silvia Ferretto, In margine ad un fascicolo processuale (1558–1561): Ippolito Craya, Pomponio Algieri e la cultura padovana nel XVI secolo, in Achille Olivieri (a cura di), Le trasformazioni dell’Umanesimo fra ‘400 e ‘700: evoluzione di un paradigma, Unicopli, Milano 2008, pp. 155–167.
  • Silvia Ferretto, Il ‘caso’ Pomponio Algieri. Appunti di una ricerca in corso, in "Bruniana & Campanelliana", 15/1, 2009, pp. 66-79.
  • Martin Rothkegel, Daniel Graff über Pomponio Algieri von Nola. Eine Märtyrerflugschrift der Schweizer Brüder von 1565. Mit einem Exkurs über den Schwenckfeld-Anhänger Lucas Pomisius, in "Mennonitische Geschichtsblätter", 74, 2017, pp. 44-70.
  • Daniele Santarelli, Morte di un eretico impenitente: alcune note e documenti su Pomponio Algieri di Nola, in "Medioevo Adriatico", I, 2007, pp. 117-134.
  • Umberto Vincenti, Lo studente che sfidò il papa. Inquisizione e supplizio di Pomponio de Algerio, Laterza, Roma-Bari 2020.

Voci correlate

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013-2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

CLORI%20Botticelli%20header%203.jpg

The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License