Morato, Olimpia Fulvia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Olimpia Fulvia Morato (Ferrara, 1526 – Heidelberg, 26 ottobre 1555) è stata una poetessa e letterata, esule religionis causa.

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Biografia

Figlia di Fulvio Pellegrino Morato, nacque a Ferrara nel 1526, ma il padre si trasferì a Vicenza nel 1532 dove fu pubblico lettore per sette anni, portando con sé la famiglia. Nel 1539 avvenne il rientro a Ferrara, dove Olimpia poté approfondire gli studi alla corte di Renata di Francia, che aveva patrocinato l'istituzione di una scuola femminile affidata all'umanista tedesco Kilian Senf, fratello di Johannes Senf (Sinapius), medico personale della duchessa. Nel 1549 sposò a Ferrara il medico tedesco Andreas Grundler. Sospettata, così come il marito, di eresia, seguì quest'ultimo in Germania nel 1550 (anno della condanna a morte di Fanino Fanini). La coppia si stabilì dapprima a Kaufberen, nei dintorni di Augusta, poi nel 1551 a Schweinfurt e infine nel 1553 ad Heidelberg, dove Olimpia morì di tubercolosi il 26 ottobre 1555 (il marito morì poco dopo di peste).

L'opera letteraria

Nei suoi esordi letterari Olimpia, da tipica cortigiana, fa sfoggio di un'erudizione classica: all'inizio degli anni quaranta compose tre Proemi a un commento dei Paradoxa stoicorum di Cicerone, una Defensio pro Cicerone (andata perduta), una Laus Q. Mutii Scevolae, cinque carmi latini e tre greci e tradusse in latino le prime due novelle del Decameron di Boccaccio.
Dalla fine degli anni quaranta, con il distacco dagli ambienti di corte, la sua produzione letteraria subì una svolta introspettiva e si concentrò sempre di più sugli argomenti religiosi. Nel 1550, poco prima di emigrare in Germania compose il dialogo latino Lavinia Ruverensis Ursina et Olympia Morata colloquntuur, un dialogo con l'amica Lavinia Della Rovere. In Germania, entusiasta per la libertà religiosa di cui finalmente poteva godere, approfondì gli studi teologici e biblici, traducendo sei Salmi in greco (messi poi in musica dal marito) e coltivò rapporti epistolari con vari importanti riformatori (Mattia Flacio Illirico, Pier Paolo Vergerio, Filippo Melantone, Joachim Camerarius). Il suo epistolario, curato da Celio Secondo Curione, fu stampato postumo a Basilea da Pietro Perna in varie edizioni a partire dal 1558. Per i tipi di Pietro Perna uscì nel 1580 la sua Opera Omnia, all'interno della quale spicca il dialogo Teophila et Philotima colloquuntur, nel quale riflette sulla sua vita passata e sulla trasformazione indotta dalla conversione religiosa.

Bibliografia

  • Francine Daenens, Olimpia Morata. Storie parallele, in Le donne delle minoranze, a cura di Claire Honess e Verina Jones, Claudiana, Torino 1999, pp. 101-112.
  • John L. Flood, David J. Shaw, Johannes Sinapius (1505-1560). Hellenist and Physician in Germany and Italy, Droz, Genève 1997.
  • Virginia Mulazzi, Olimpia Morato, scene della riforma: racconto storico del secolo XVI, Tipografia di Lodovico Bortolotti e C., Milano 1875.
  • Lisa Saracco, Morato, Olimpia Fulvia, in DBI, vol. 76 (2012).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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